Un mese di soggiorno di condivisione con Incontro fra i Popoli in Camerun

Ho passato le mie ferie estive a Ngaoundéré, città di 260 mila abitanti, in un verde altopiano. Il Comitato Diocesano di Sviluppo e delle Attività Sociali e Caritative di Ngaoundéré è sostenuto da Incontro fra i Popoli.

Ho dedicato il mio tempo nel Centro di Salute del quartiere di Bamyanga, lavorando con gli infermieri locali: sala parto, visite prenatali, vaccinazioni, visite domiciliari, counselling per donne e coppie HIV positive, interventi di educazione sanitaria contro la malnutrizione infantile.

Faccio l’ostetrica di lavoro qui in Italia, ma non sono solo ostetrica. Sono una ragazza bianca, che è nata nella parte ricca del mondo senza meritarselo. E sono molto altro: curiosa di conoscere, inquieta talvolta, desiderosa di mettermi alla prova. L’Africa mi ha messo alla prova chiedendomi di spendermi senza riserve, di tirare fuori tutta la mia pazienza e il mio coraggio.

Pazienza nell’attesa: aspettare che finisca il temporale sotto una tettoia per poter riprendere il cammino, aspettare che torni la luce, aspettare che le azioni portino a un cambiamento, aspettare la nascita di un bambino, aspettare che inizi a piangere dopo le prime manovre di rianimazione, aspettare che una mamma si riprenda dall’emorragia post partum. Aspettare senza fare, perché quel che si può fare è poco. Pazienza nell’accettare un modo di vivere e di morire che non appartiene al nostro tenore di vita. Pazienza nell’entrare in punta di piedi nelle dinamiche quotidiane di una cultura diversa, tutta da scoprire.

E coraggio di credere nella forza delle persone e di Dio. Mi scorrono davanti delle immagini: Néné, ragazza di 16 anni che partorisce il suo primo figlio senza emettere un lamento; Malai, ragazzino di strada, orfano di entrambi i genitori, non sa nemmeno scrivere il suo nome, mi infila un anello al dito chiedendomi di non dimenticarlo; Sidoine bambino di 7 anni che, dopo la scuola, vende arachidi al mercato per aiutare la famiglia; il corpo di un uomo avvolto in un telo e caricato in auto, sedili giù e canti di dolore. Ho imparato il coraggio di avere speranza, sempre.

Leggi altre testimonianze di soggiorni di condivisione