Ioaniş è un paesino di 2 strade perpendicolari, in cui vivono Ungheresi, Rumeni e Rom. Il doposcuola gestito dalle Suore si trova proprio al centro. E così ci si può sedere davanti al portone,  osservare e ascoltare. Passano macchine “Dacia” del periodo del regime, altre con targa italiana nuove e fiammanti, carretti carichi di fieno e altri che sono case su ruote, lunghi, di tre “vagoni” e coperti da un telo.

Ogni tanto arriva un furgone bianco che funziona da taxi e ad attenderlo c’è sempre qualcuno che da Ioaniş vuole andare a Beiuş: una giovane mamma con la figlioletta, l’anziana che deve andare dal dottore, ecc.

Poco più in là, dove la strada è sterrata, c’è l’unico bar del paesino, frequentato dagli uomini che passano le giornate a bere birra e palinka; proseguendo lungo la strada sterrata troviamo le case dei Rom e i loro bambini, i tanti bambini di tutte le età, che ogni pomeriggio aspettano che venga loro aperto il verde portone del centro, per giocare, mangiare la merenda e magari correre al fiume a “scaldare” (fare il bagno!).

Poi ci sono Fiorentina, Elèna, Parasca, Leonika, Sonia, Laura, Adela, ragazze ventenni, orfane, seguite dalle suore, che anche nelle calde notti di agosto dormono in altrettanto calde camerette, avvolte in pesanti piumoni, “come un grembo materno che non hanno mai avuto”, mi spiega Sr. Maria, quando la accompagno a trovarle nelle loro abitazioni. Grazie all’opera di Sr. Maria, Sr. Maddalena e Sr. Antonella, e di tutti coloro che le sostengono, queste ragazze non vivono più per la strada, ma hanno un lavoro, un tetto e la possibilità di mangiare.

La Romania: una nazione che dal 1 Gennaio 2007 è entrata nell’Unione Europea, che fa fatica a ricordarsi dei suoi figli e delle sue figlie esclusi tra i più poveri; l’Italia e l’euro, sogno di molti rumeni: come il sogno americano di ventisette milioni di italiani emigrati in un secolo; l’Italia di questi giorni, nei cui campi rom muoiono bambini bruciati, mentre noi torniamo dal nostro viaggio con tanti ricordi, tante domande e voglia di raccontare.

Francesca Meloncelli  (24 anni, Settimana Giovani Romania)