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	<title>nepal | Incontro fra i Popoli ONG Onlus - Cittadella Padova</title>
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	<description>Per un&#039;economia di condivisione - Cooperazione internazionale ed educazione alla mondialità</description>
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		<title>UNA SCELTA DI VITA COLORATA &#8211; Maria Eleonora Ferrorelli (Università di Padova, italiana, 21 anni, stagista in Nepal)</title>
		<link>https://www.incontrofraipopoli.it/2014/04/una-scelta-di-vita-colorata-maria-eleonora-ferrorelli/</link>
				<pubDate>Mon, 21 Apr 2014 20:35:14 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>Campi di riso sormontati da montagne innevate, strade polverose, templi che resistono sotto una rigogliosa vegetazione, sari dai colori brillanti, autobus instabili e rumorosi, odore di incenso, bancarelle di frutta e verdura e la vasta umanità nepalese. I tre mesi passati in Nepal per un tirocinio, reso possibile da Incontro fra i Popoli, sono stati [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Campi di riso sormontati da montagne innevate, strade polverose, templi che resistono sotto una rigogliosa vegetazione, sari dai colori brillanti, autobus instabili e rumorosi, odore di incenso, bancarelle di frutta e verdura e la vasta umanità nepalese.</p>
<p>I tre mesi passati in Nepal per un tirocinio, reso possibile da Incontro fra i Popoli, sono stati saturi di emozioni e hanno fatto sì che fossi ogni giorno più conscia delle bellezze di un paese diverso. L’esperienza ha confermato il mio percorso di vita personale, avendo studiato Scienze politiche ed indirizzandomi soprattutto agli interventi umanitari nei paesi del sud del mondo.</p>
<p>In Incontro fra i Popoli ho trovato persone che mi sono state vicine e che mi hanno dato la giusta spinta per l´avventura in Nepal: lo studio del lavoro della ONG locale WHR (Women for Human Rights), partner di IfP.</p>
<p>Durante il mio tirocinio, vissuto con quella che poi è diventata la mia vicina confidente, Cristina, ho potuto agire con sorprendente indipendenza. Mi è stata data la possibilità di viaggiare in tutte le regioni del Nepal e visitare diversi centri regionali del WHR. Ho conosciuto tante donne vedove che formano e sostengono psicologicamente altre vedove che sono in condizioni disagiate.</p>
<p>Vivere a stretto contatto con donne che hanno affrontato ed affrontano situazioni difficili a causa dei contesti sociali ed economici nei quali vivono, mi ha fatto rendere conto di quanto sia fondamentale fare ricorso alle proprie risorse più interne nei momenti di bisogno. Grazie ai sorrisi delle donne conosciute in Nepal, sono capace di affrontare la mia vita e le sue difficoltà con più grinta e sento di essermi incamminata in una strada, come quella per il riconoscimento dei diritti umani, che sento mia più di prima. Ho visto con i miei occhi e toccato con mano una realtà difficile, ma dignitosa. Lo scambio reciproco di informazioni e di affetto ha lasciato un ricordo indelebile nella mia memoria. Spero di mantenere vivi i rapporti con persone che mi hanno saputo insegnare tanto.</p><p>The post <a href="https://www.incontrofraipopoli.it/2014/04/una-scelta-di-vita-colorata-maria-eleonora-ferrorelli/">UNA SCELTA DI VITA COLORATA – Maria Eleonora Ferrorelli (Università di Padova, italiana, 21 anni, stagista in Nepal)</a> first appeared on <a href="https://www.incontrofraipopoli.it">Incontro fra i Popoli ONG Onlus - Cittadella Padova</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>NEPAL, STORIE DI GIUSTIZIA NEGATA – Cristina Scollo  (Università di Trieste, italiana, 25 anni, candidata stagista)</title>
		<link>https://www.incontrofraipopoli.it/2014/04/nepal-storie-di-giustizia-negata-cristina-scollo/</link>
				<pubDate>Tue, 15 Apr 2014 20:38:31 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>«Cinque persone furono prese quel giorno dai militari dell’esercito mentre stavamo lavorando nel campo. [&#8230;] Una mia amica fu uccisa e il suo corpo fu buttato nel fiume. L’esercito nepalese uccideva le persone puntandogli il fucile in bocca e anch’io sono stata torturata. Avevo sete, non potevo parlare e avevo le mani legate, poi misero [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Cinque persone furono prese quel giorno dai militari dell’esercito mentre stavamo lavorando nel campo. [&#8230;] Una mia amica fu uccisa e il suo corpo fu buttato nel fiume. L’esercito nepalese uccideva le persone puntandogli il fucile in bocca e anch’io sono stata torturata. Avevo sete, non potevo parlare e avevo le mani legate, poi misero la mia faccia nell’acqua bollente. In quei momenti ho pensato che sarei morta. Mi hanno pure infilzato un coltello nella gamba e l’hanno tolto solo il giorno dopo. [&#8230;] Non ho ricevuto niente, nessun aiuto. Avevo conservato tutte le carte e le ricevute degli ospedali, ma si è perso tutto durante un’alluvione». </em></p>
<p>Mi si stringeva il cuore mentre ascoltavo queste parole. Mancavano due giorni al mio rientro in Italia, dopo tre mesi intensi ed indimenticabili vissuti in Nepal come stagista di Incontro fra i Popoli e volontaria di WHR (Women for Human Rights).</p>
<p>Quel giorno stavo partecipando ad un Workshop organizzato da WHR e dall’alleanza di associazioni femminili Sankalpa, dedicato alle donne vittime della guerra civile nepalese per dare loro la possibilità di condividere le proprie esperienze personali, esprimere bisogni e aspettative e rivendicare giustizia. Ero seduta tra un gruppo di donne provenienti da comunità e villaggi remoti, venute per la prima volta a Kathmandu per raccontare la propria storia. Donne vittime di tortura, di abusi sessuali, rifugiate, vedove o con il marito scomparso, disabili a causa di mine antiuomo e bombe, e altre.</p>
<p>Un estenuante conflitto colpì il Nepal dal 1996 al 2006: morirono più di tredicimila persone. Furono in migliaia gli sfollati e gli scomparsi, moltissime donne rimasero vedove e senza alcun supporto, atroci violenze fisiche e psicologiche furono perpetrate da entrambe le parti in guerra, l’esercito nepalese e i Maoisti. Nel 2006 arrivò l’Accordo di Pace e l’anno successivo un disegno di legge per l’istituzione di una Commissione per la Verità e la Riconciliazione e una Commissione sulle sparizioni … che non divennero mai operative. A tutt’oggi moltissime persone non hanno ricevuto alcun risarcimento. E’ mancato totalmente il riconoscimento di compensazioni specifiche per le donne e nessuna delle linee guida emanate dal governo includeva, tra le vittime del conflitto, chi aveva subito torture, detenzioni arbitrarie, violenze sessuali, stupri e sequestri.</p>
<p><em>«I Maoisti entrarono in casa nostra chiedendo dei soldi. Noi eravamo poveri, non avevamo niente da dar loro. Durante la guerra chi non pagava veniva ucciso e torturato e questo è successo anche a noi. Mio marito era uno studente, era innocente. Ci hanno bruciato la casa e lui è morto dopo essere stato torturato»</em>, riportava un’altra donna quel pomeriggio.</p>
<p>È stato molto toccante sentire la forza di queste donne che, nonostante quello che avevano subito e le difficoltà che affrontano giorno dopo giorno, non si arrendono e combattono per la giustizia e per un futuro migliore, senza perdere la speranza che la situazione possa effettivamente cambiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><a href="https://i2.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/09/Cristina-Scollo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1702" src="https://i2.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/09/Cristina-Scollo.jpg?resize=425%2C239" alt="Cristina Scollo" width="425" height="239" srcset="https://i2.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/09/Cristina-Scollo.jpg?w=425&amp;ssl=1 425w, https://i2.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/09/Cristina-Scollo.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w" sizes="(max-width: 425px) 100vw, 425px" data-recalc-dims="1" /></a></em></p><p>The post <a href="https://www.incontrofraipopoli.it/2014/04/nepal-storie-di-giustizia-negata-cristina-scollo/">NEPAL, STORIE DI GIUSTIZIA NEGATA – Cristina Scollo  (Università di Trieste, italiana, 25 anni, candidata stagista)</a> first appeared on <a href="https://www.incontrofraipopoli.it">Incontro fra i Popoli ONG Onlus - Cittadella Padova</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>IL SOLE TORNA SEMPRE A SORGERE  – Gioia Bergamo  (Università di Padova, italiana, 22 anni, stagista in Nepal)</title>
		<link>https://www.incontrofraipopoli.it/2012/02/il-sole-torna-sempre-a-sorgere-di-gioia-bergamo/</link>
				<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 20:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Amministratore]]></dc:creator>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Una giovane ragazza, proveniente da una famiglia di gran cuore, una ragazza solare il cui mondo è un po’ reale e un po’ proiezione dei suoi sogni, che ha sempre vissuto in una bolla di sapone, senza mai essersela dovuta vedere veramente da sola con il mondo e forse neppure con se stessa, tenuta in un palmo di mano dalla nonna, la mamma, la sorella e il papà, tutto sommato sempre con le spalle coperte &#8230; questa sono io! O almeno lo ero prima del soggiorno in Nepal.<br />
Non è stato facile essere catapultata in un mondo così lontano, non solo geograficamente. Il dolore del distacco dalla mia famiglia e dagli amici, che tanto amo e che infinitamente mi amano, è stato talmente forte da farmi vivere le mie giornate, una volta arrivata in Nepal, con il solo desiderio di rivederli.<br />
Questo mio stato d’animo ha fatto sì che riuscissi a cogliere solo immagini e situazioni dolorose di profonda povertà che le strade di Kathmandu mi sbattevano in faccia. Non riuscivo più a sorridere e neppure a godere dei meravigliosi paesaggi che i paesi lontani dal caos della città mi offrivano e di quell’incredibile fortuna che sapevo di vivere, ma che non scalfiva la voglia di tornare alle mie sicurezze e all’affetto dei miei cari.<br />
Dopo un primo mese vissuto così, qualcosa è cambiato grazie a ciò che di più semplice accomuna ogni dove, l’amore che alcune persone, che ho avuto la fortuna di incontrare nel mio cammino, mi hanno dimostrato, ma non a parole (poiché era spesso difficile comunicare, visto il mio scarso livello nepali), ma con i loro piccoli gesti, grandi sorrisi, dolci sguardi e caldi abbracci, senza pretendere nulla in cambio se non lo stesso amore. Tutto è iniziato con un viaggio a Surkhet (20 ore di autobus), durante il quale ho incontrato due donne meravigliose.<br />
Rupshila, donna giovane e minuta, visibilmente provata dalla vita, che le aveva riservato il duro destino di vedova, con un carattere ed un carisma che farebbero invidia, custode del centro regionale del WHR &#8211; ‘Donne per i Diritti Umani’ (associazione partner di Incontro fra i Popoli, che si occupa dei diritti delle vedove presso cui eravamo ospiti). Rupshila si occupava di coccolare il mio stomaco con abbondante ‘dal bath’ (tipico piatto nepalese: riso, lenticchie, verdure al curry, verdure verdi e salsine piccantissime!!). Inizialmente era distaccata, non mi faceva entrare in casa, nè lei nè suo figlio mangiavano in mia presenza, com’è normale per loro con un ospite lontano venuto da lontano.<br />
Devi, la vicina di casa di Rupshila, si occupava dell’orto che avevano in comune. Timida e riservata, fin dall’inizio, con il suo sguardo e i suoi sorrisi, faceva trasparire una grande umanità e un cuore molto affettuoso.<br />
Con loro ho cominciato ad essere rapita dalla serenità che ogni cosa in quel magico posto trasmetteva, il vento che dolcemente mi accarezzava, la magia dei colori di un tramonto come mai l’avevo visto e il cinguettio degli uccelli.<br />
Il mio sorriso è tornato grazie al dolce sorriso che Devi mi regalava ogni mattina, accompagnato dopo tre giorni da calorosi ed affettuosi abbracci.<br />
Anche Rupshila dopo qualche giorno cominciava a cambiare atteggiamento: mi invitò ad entrare a casa sua, a cenare con lei e il figlio, per poi mostrarmi orgogliosamente le foto della sua gioventù e della sua famiglia.<br />
Mi ha pure insegnato a fare il chapati, la piadina nepalese fatta di farina e acqua, riempita con patate e coriandolo.<br />
Il giorno della partenza Rupshila mi ha raggiunto in camera e, con timidezza ed emozione, mi ha messo tra le mani un suo braccialetto, dicendomi di dire a mia mamma che me lo aveva regalato mia sorella di Surkhet.<br />
Con un nodo in gola, Rupshila e Devi mi hanno accompagnato al piazzale degli autobus, ricoprendomi di cibo per il viaggio, regali per non scordarle mai e mille raccomandazioni soprattutto rivolte all’autista, affinché ci guardasse con un occhio di riguardo. Non è mancata una lacrima da parte mia, seppur consapevole che anche un po’ di me sarebbe rimasto per sempre lì con loro.<br />
A Kathmandu … un’anziana signora buddista incontrata in un tempio, dopo che ci eravamo scambiate un sincero sorriso, mi ha preso la mano e mi ha accompagnata alla preghiera … Rajin, collaboratrice del WHR, buddista anche lei, e suo figlio Phius, mi hanno invitata a casa loro per farmi festeggiare in famiglia il Natale …<br />
Grazie a tutte le meravigliose persone che fanno parte della grande famiglia di Incontro fra i Popoli per avermi dato questa grande opportunità.</p>
<p><a href="https://i2.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/07/P1090286.jpg"><img class="alignnone wp-image-812" src="https://i2.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/07/P1090286.jpg?resize=578%2C433" alt="P1090286" width="578" height="433" srcset="https://i2.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/07/P1090286.jpg?w=3456&amp;ssl=1 3456w, https://i2.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/07/P1090286.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i2.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/07/P1090286.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i2.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/07/P1090286.jpg?w=1880&amp;ssl=1 1880w, https://i2.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/07/P1090286.jpg?w=2820&amp;ssl=1 2820w" sizes="(max-width: 578px) 100vw, 578px" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p><a href="https://i0.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2016/01/26-1.jpg"><img class="wp-image-4012 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2016/01/26-1-768x1024.jpg?resize=573%2C747" alt="Gioia Bergamo-1" width="573" height="747" srcset="https://i0.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2016/01/26-1.jpg?zoom=2&amp;resize=573%2C747&amp;ssl=1 1146w, https://i0.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2016/01/26-1.jpg?zoom=3&amp;resize=573%2C747&amp;ssl=1 1719w" sizes="(max-width: 573px) 100vw, 573px" data-recalc-dims="1" /></a></p><p>The post <a href="https://www.incontrofraipopoli.it/2012/02/il-sole-torna-sempre-a-sorgere-di-gioia-bergamo/">IL SOLE TORNA SEMPRE A SORGERE  – Gioia Bergamo  (Università di Padova, italiana, 22 anni, stagista in Nepal)</a> first appeared on <a href="https://www.incontrofraipopoli.it">Incontro fra i Popoli ONG Onlus - Cittadella Padova</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>VIAGGIO NEL COMMERCIO EQUO SOLIDALE NEPALESE – Alex Pra  (Università di Padova, italiano, 22 anni, stagista in Nepal)</title>
		<link>https://www.incontrofraipopoli.it/2012/02/viaggio-nellequo-solidale-nepalese-alex-pra/</link>
				<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 13:24:37 +0000</pubDate>
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<p>The post <a href="https://www.incontrofraipopoli.it/2012/02/viaggio-nellequo-solidale-nepalese-alex-pra/">VIAGGIO NEL COMMERCIO EQUO SOLIDALE NEPALESE – Alex Pra  (Università di Padova, italiano, 22 anni, stagista in Nepal)</a> first appeared on <a href="https://www.incontrofraipopoli.it">Incontro fra i Popoli ONG Onlus - Cittadella Padova</a>.</p>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle cooperative di Kathmandu ai gruppi di artigiani tra le montagne più alte del mondo, le realtà del Commercio Equo e Solidale in Nepal sono molte, e ognuna di esse porta con sé storie di fatica, di successi, di sfide e di coraggio. Sì, coraggio forse è il termine che più di tutti unisce queste undici organizzazioni che ho avuto la possibilità di visitare durante i miei tre mesi di stage in Nepal con Incontro fra i Popoli.</p>
<p>Sono partito nel novembre del 2011 con Gioia Bergamo, ansiosi e motivati per questa esperienza che sarebbe stata la nostra prima “sul campo”, dalla capitale Kathmandu e la sua periferia, alle campagne del sud del paese, alle zone di montagna della catena Himalayana per incontrare persone, ascoltare storie, conoscere esperienze e soprattutto entrare a contatto con queste organizzazioni del Commercio Equo e Solidale per capire cosa c’è dietro a quei prodotti che troviamo ogni giorno nelle botteghe del mondo delle nostre città.</p>
<p>In Nepal, uno dei paesi più isolati e poveri del continente asiatico, le organizzazioni del Commercio Equo e Solidale, hanno saputo da un lato ridare vita all’artigianato e ai prodotti tradizionali del Paese, e dall’altro sostenere migliaia di donne, artigiani e piccoli produttori nell’uscire da situazioni di povertà ed emarginazione. Il successo di queste esperienze di Commercio Equo si lega al coraggio di alcune persone che hanno creduto e credono su un commercio diverso, fondato sulla trasparenza e sulla giustizia, dove donne come Ramila, vedova senza famiglia con tre figli a carico, coppie come Srijana e Vishnu, entrambi malati di lebbra, o Krishna, ragazzo che non ha mai potuto frequentare la scuola, trovino spazio e rispetto per poter lavorare, studiare e contribuire alla crescita della propria società, tutte persone cui il tradizionale modello di commercio basato sul cieco consumismo non lascerebbe spazio.</p>
<p>Però se da un lato ho potuto apprezzare i successi di queste organizzazioni, dall’altra mi sono trovato di fronte a nuove sfide e difficoltà. Oggi, in un contesto di cambiamento globale, anche il commercio equo solidale sta cambiando, si parla di nuovi prodotti, dell’apertura al consumo di massa (supermercati e catene di ristorazione), e nuovi destinatari, rimettendo in gioco il concetto di Commercio Equo per come era nato più di sessant’anni fa. A questo si aggiunge la crisi economica che ha colpito i nostri Paesi, che sta mettendo in crisi anche il nostro voler essere solidali, optando sempre più spesso per prodotti meno cari, dimenticandoci che dietro questi prodotti marchiati Equo e Solidale ci sono storie di migliaia persone, che senza di esso sarebbero abbandonate ed escluse.</p>
<p>Dall’Europa al Nepal, dai consumatori ai produttori, diventa sempre più importante il soffermarci di più sulle nostre scelte, chiederci cosa vogliamo che il modello di commercio globale sia, cosa vogliamo far vedere al mondo. Oggi, come sessant’anni fa, anche di fronte alle difficoltà che la crisi economica ha portato nelle nostre vite quotidiane, noi cittadini e consumatori, come singoli e come società, abbiamo la possibilità di dimostrare che un modello diverso di commercio è possibile. E sto scrivendo tutto questo dall’Italia, dove un nuovo viaggio per capire cosa è il Commercio Equo e Solidale è iniziato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://i0.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/09/Alex-Pra1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-1712" src="https://i0.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/09/Alex-Pra1-300x223.jpg?resize=391%2C291" alt="Alex Pra1" width="391" height="291" srcset="https://i0.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/09/Alex-Pra1.jpg?resize=300%2C223&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.incontrofraipopoli.it/wp-content/uploads/2015/09/Alex-Pra1.jpg?w=426&amp;ssl=1 426w" sizes="(max-width: 391px) 100vw, 391px" data-recalc-dims="1" /></a></p><p>The post <a href="https://www.incontrofraipopoli.it/2012/02/viaggio-nellequo-solidale-nepalese-alex-pra/">VIAGGIO NEL COMMERCIO EQUO SOLIDALE NEPALESE – Alex Pra  (Università di Padova, italiano, 22 anni, stagista in Nepal)</a> first appeared on <a href="https://www.incontrofraipopoli.it">Incontro fra i Popoli ONG Onlus - Cittadella Padova</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>DONNA DI 31 ANNI &#8211; Stefania Nardin (Università di Padova, italiana, 21 anni, stagista in Nepal)</title>
		<link>https://www.incontrofraipopoli.it/2010/05/stefania-nardin-stagista-di-ifp-in-nepal/</link>
				<pubDate>Mon, 10 May 2010 18:53:04 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>Ho conosciuto Reekha Subedi, donna di 31 anni. Diciassette anni fa, all’età di quattordici anni ha sposato suo marito, che all’epoca ne aveva venti. E’ stato quello che viene detto un “matrimonio combinato”, cioè i genitori dei due ragazzi si erano accordati per la loro unione. Ebbero due figli, Sunil che ora ha quattordici anni [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Ho conosciuto Reekha Subedi, donna di 31 anni.<br />
Diciassette anni fa, all’età di quattordici anni ha sposato suo marito, che all’epoca ne aveva venti. E’ stato quello che viene detto un “matrimonio combinato”, cioè i genitori dei due ragazzi si erano accordati per la loro unione. Ebbero due figli, Sunil che ora ha quattordici anni e Saraj di dodici anni.<br />
Da sposata lavorava in casa e seguiva il marito nel lavoro sui campi. Ma otto anni fa la sua vita ha subito dei forti traumi e molte cose sono cambiate. Con gli occhi lucidi comincia a raccontare la sua storia.<br />
Suo marito è stato ucciso con un colpo di pistola alla tempia a due chilometri di distanza dalla loro casa dai maoisti e a tutt’oggi non se ne conosce il motivo.<br />
Reekha, vedova, si ritrovò in una situazione terribile, in una condizione economica insostenibile, obbligata a vestirsi di bianco (lutto) e a non mangiare più uova, carne e pesce per tutto l’anno, come, tradizionalmente, succede sempre qui per ogni donna diventata vedova.<br />
Nello stesso anno il figlio più piccolo, Saraj, ebbe un infortunio: in un incrocio di Kathmandu l’autobus che lo trasportava fece un incidente, lo sbalzò fuori e lui si ruppe una gamba.<br />
Con tutte queste traversie, Reekha finì in ospedale.<br />
Poi riprese la sua vita andando a lavorare come domestica nelle case di altre persone e proprio una delle persone per cui lavorava, Nagarag Awaaj, le nominò la “Women for Human Rights” (associazione di aiuto delle vedove e partner di IFP).<br />
Reekha si rivolse alla WHR ed ottenne una somma di denaro per fare operare il figlio più piccolo alla gamba. L’operazione finì male: il figlio a tutt’ora non riesce a camminare e a restare in piedi da solo, usa sempre delle stampelle e necessita dell’aiuto di altre persone per tutto.<br />
Saraj ha un permesso speciale da parte dei suoi professori per poter restare a casa da scuola e studiare autonomamente finché non si sarà risistemato. Fortunatamente è un ragazzo molto intelligente e perciò è riuscito a superare l’esame della quinta classe senza problemi ed ora sta, per così dire, frequentando la sesta.<br />
Ora, grazie alla WHR, si pensa ad un nuovo intervento chirurgico.<br />
La vita di Reekha è a tutt’oggi molto complessa, i problemi economici ci sono ancora, però riesce a mandare Sunil (il figlio più grande) a scuola a Pokhara e a mantenere gli studi di Saraj, perché una parte dei costi è sostenuta dalla WHR.</p>
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