Incontro fra i Popoli

...per un'economia di condivisione

Stage e tirocini



Agli universitari Incontro fra i Popoli propone lo stage o il tirocinio in una delle sue sedi in Italia o presso uno dei suoi partner nel mondo. I settori possibili sono: programmi e progetti di tipo rurale, microcredito, cooperativismo, tecnologia meccanica, idraulica, ambientale, fasce sociali deboli (donne e bambini), cultura, formazione, educazione scolastica ed oltre, agro-alimentare, agro-forestale, imprenditoria, sanità, ecc. I paesi possibili sono:

Congo: Kinshasa, Shabunda, Uvira, Bukavu, Goma, Mboko, Kindu, Kabinda
Camerun: Maroua
Ciad: Moundou
Nepal: Kathmandu, Surket
Sri Lanka: Mannar, Trincomalee
Romania: Beius
Italia: Cittadella

Ogni stagista-tirocinante, prima di avviare la sua esperienza, segue un breve percorso di formazione presso la sede dell’associazione in Italia. E’ in quest’occasione che vengono scelti località e argomenti del lavoro universitario.
Dal 2011 al 2013, hanno fruito di stage o tirocini universitari: in Italia 15 giovani (di cui due francesi e due spagnoli), all’estero 12 (5 in RD Congo, 4 in Nepal, 2 in Sri Lanka, 1 in Camerun) e dal 1990 sono circa cinquanta i giovani universitari che hanno fatto stage e/o tesi con Incontro fra i Popoli.





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TESI


I GIOVANI STRAGISTI UNIVERSITARI DI INCONTRO FRA I POPOLI

IL MIO INCONTRO CON “INCONTRO FRA I POPOLI”(Carlo Bellati)


Carlo Bellati

Giovedì 13 marzo, così come concordato, mi sono recato a Cittadella presso la sede dell’associazione Onlus e ONG “incontro fra i popoli” (IfP) per avere un colloquio conoscitivo con il presidente Leopoldo Rebellato e un primo contatto con lo staff locale. Il motivo di questo incontro è stato il mio forte desiderio di prendere parte a un progetto di tirocinio internazionale in uno dei paesi con i quali IfP mantiene da anni rapporti di partenariato sviluppando progetti di cooperazione.
Fin da subito attraverso il sito web dell’associazione e uno scambio di mail con il responsabile sono stato molto colpito dalla disponibilità con cui questa associazione si approccia ai giovani, offrendo opportunità in paesi di continenti diversi e in ambiti vari per poter svolgere periodi di tirocinio prolungato e anche per l’elaborazione di tesi personali. In particolare pur essendo proiettato verso altri paesi del “sud del mondo” e verso tematiche riguardanti lo sviluppo e i diritti umani, mi è stata prospettata fin dall’inizio la possibilità di svolgere il tirocinio in Romania, un’opportunità che si è appena aperta grazie ai nuovi accordi che l’associazione ha stretto con le Diocesi e le Caritas locali.
All’arrivo sono stato ben accolto e Michele, il responsabile del settore Sostegno a Distanza, mi ha descritto brevemente la struttura dell’associazione, i settori in cui si articola e i paesi e le associazioni con cui mantiene da anni rapporti di collaborazione consolidati. Il coordinamento è così stretto che si può paragonare alcune di queste associazioni quasi a sedi distaccate di Incontro fra i popoli, seppure esse mantengano sempre la propria autonomia. Pertanto il processo di selezione e formazione dei partecipanti avviene sempre in sede a Cittadella e fra i partner associativi esiste un rapporto di fiducia reciproca anche per quanto riguarda i volontari.
In seguito ho fatto conoscenza con il presidente Leopoldo Rebellato e ho avuto un lungo colloquio con lui, che mi ha chiarito molti dubbi e mi ha aiutato a capire meglio quale fosse l’opportunità più adatta, tenendo conto del mio percorso di studi e di volontariato e insieme ad essi delle esigenze della associazione. Leopoldo si è rivelata una persona molto onesta e sinceramente interessata ad offrirmi un’esperienza di crescita professionale e umana. Mi ha spiegato che insieme al mio desiderio comprensibile di svolgere un tirocinio in un ambito di mio interesse, è necessario valutare anche quelle che sono le esigenze delle associazioni partner, per poter offrire un contributo in termini di aiuto reale e non meramente partecipativo. Pertanto io tornerei particolarmente utile in Romania, paese con cui IfP ha appena stretto nuovi accordi.
Leopoldo mi ha raccontato come da un recente viaggio sia stato possibile aprire nuovi partenariati con le diocesi di Oradea e Iasi nella Romania orientale (Moldavia). Sebbene i progetti siano ancora in definizione, essi saranno molto probabilmente cofinanziati dalla UE e permetteranno di andare oltre l’ottica meramente assistenziale, che per natura non contraddistingue Incontro fra i popoli, andando verso l’implementazione di veri e propri piani di sviluppo.
Potrei allora svolgere un tirocinio di due mesi presso la città di Iasi, città di 300.000 abitanti e seconda in Romania per popolazione, che vanta una lunga tradizione universitaria e una folta presenza giovanile. Durante questo periodo potrei collaborare con la Caritas locale di cui responsabile è don Egidiu e la mia presenza potrebbe aiutare a spingere verso l’ideazione di progetti di sviluppo che aiutino la società rumena a riprendersi dalla decadenza in cui è piombata dopo la dittatura di Ceasescu, evento lontano nel tempo, ma in parte ancora presente. Oggi per molti rumeni infatti l’unica via percorribile sembra essere ancora l’emigrazione verso altri paesi. Leopoldo, animato da un certo ottimismo, mi ha assicurato sulla fattibilità di un tale progetto, che potrebbe partire anche nel mese di giugno. In vista di una preparazione adeguata al viaggio, occorrerà prendere parte al lavoro e alla vita associativa di IfP per una settimana da concordarsi, preferibilmente nel mese di aprile, che mi permetterà di conoscere meglio il lavoro dell’associazione, il suo modo di operare e lo spirito di gruppo che la vive.
Dopo questo amichevole incontro con Leopoldo, ho potuto dare una mano a Michele con dei lavori su Excel assieme a Sadìa, all’altra candidata stagista che era con me. Iin questo modo mi sono sentito già accolto nell’associazione e ho potuto conoscere più da vicino gli altri responsabili, che si sono rivelati persone molto disponibili e simpatiche.
Sono tornato a casa da questo viaggio soddisfatto per avere abbozzato un progetto a me consono, favorito anche dalla circostanza del recente viaggio di Leopoldo in Romania e per aver conosciuto una realtà associativa dinamica e veramente proiettata alla cooperazione internazionale.

Carlo Bellati
stagista di Incontro fra i Popoli

Nel covo delle Tigri Tamil (Fabio Martini e Margherita Facco)


Fabio Martini e Margherita Facco

Accompagnati da padre Sathya, entriamo nel Vanni, il cuore del conflitto civile, regno della militanza delle Tigri del Tamil. Sotto un sole cocente percorriamo la strada di terra rossastra. Costeggiamo montagne di scheletri di veicoli arrugginiti, abbandonati dalla popolazione in fuga. Ogni tanto un vecchio Tamil si aggira fra le macerie alla ricerca di qualche ricordo sepolto. Fiancheggiamo distese di terreni vuoti, a volte s’intravedono le fondamenta di abitazioni o solo la recinzione esterna, qui e là brandelli di muro trivellati, palme capitozzate e annerite dalle bombe.
A distanza di tre anni dalla fine del conflitto, gli abitanti rimasti di Mullaittivu trovano ancora rifugio in baracche improvvisate: palme intrecciate, muri di fango e nylon per proteggersi dalle piogge. Proviamo a immaginare quale umana ferocia abbia causato tutto questo.
La nostra mente vaga alla ricerca di qualche vecchio film di guerra già visto. A padre Sathya basta chiudere gli occhi per sentire il frastuono delle mine esplodere a pochi metri di distanza, il rumore dei proiettili di una mitragliatrice scoppiare sul muro, le grida strazianti della gente terrorizzata.
Padre Sathya è un giovane sacerdote Tamil; a Mannar è molto conosciuto, le persone lo stimano e gli portano rispetto. Durante il conflitto, specialmente nella fase cruenta finale, è rimasto in mezzo alla popolazione, cercando di salvare i civili intrappolati fra l’avanzamento dell’esercito governativo e il ritiro dell’esercito rivoluzionario delle Tigri. Ci ha portati a vedere i luoghi in cui si è rifugiato con la sua gente durante la guerra civile durata 27 anni e terminata nel 2009. Ci ha condotto nel Vanni.
Il conflitto civile ha visto contrapporsi l’esercito governativo SLA (Sri Lanka Army) con quello delle LTTE (Tigri per la Liberazione del Tamil Eelam), gruppo insurrezionale in lotta per l’indipendenza dei territori settentrionali e orientali del paese. Lo Sri Lanka è un’isola che concentra grandi differenze sia geografiche che religiose, sia etniche che culturali. È abitata da due etnie che parlano lingue e professano religioni diverse: i Singalesi (70%, buddisti) e i Tamil (18%, cristiani e induisti). Terminato il periodo coloniale e raggiunta l’indipendenza nel 1948, i Singalesi occuparono tutti i principali posti di potere, estromettendo di fatto i Tamil che li presiedevano su supervisione dell’impero inglese. Una parte del popolo Tamil ha iniziato ad accusare una serie di forti discriminazioni nei confronti della propria etnia e ha creato il gruppo ribelle armato, che per anni è riuscito a mantenere il controllo di un’ampia parte di territorio. Nel 2009 il governo, dopo quasi tre decenni di guerriglie, ha deciso di adottare una risoluzione definitiva con massicci attacchi e bombardamenti a tappeto, sterminando di fatto i ribelli, assieme a quarantamila civili. Come ogni guerra sconfinata nei paesi poveri, non se n’è sentito molto parlare e i civili uccisi sono rimasti corpi senza volto.
Padre Sathya ci ha raccontato come l’esercito governativo, negli ultimi mesi del conflitto, bombardava le così dette Heaven Zone (zone definite come sicure, in cui i civili si potevano rifugiare, secondo la legge di guerra). La scusante di tali violazioni aveva come movente il tentativo di snidare i ribelli che secondo l’esercito vi cercavano rifugio. E come ogni guerra decisa da pochi, anche questa ha lasciato migliaia di orfani, vedove, mutilati, bambini con traumi permanenti, morti senza giustizia che non riposeranno in pace. L’attuale presidente, Mahinda Rajapaksa, ha rifiutato di sottoporsi a un’indagine internazionale sui delitti commessi durante la guerra e non permette ai giornalisti stranieri di entrare nel paese per far chiarezza su quanto è avvenuto.
Arriva il tramonto, le carcasse dei veicoli arrugginiti sembrano incendiarsi, i vecchi Tamil ritornano non si sa dove, forse nelle umili capanne di fango e paglia all’ombra dei pochi muri rimasti in piedi delle loro case. Padre Sathya ha finito le sue parole per noi, i ricordi l’hanno stancato. Il sole scende a Mullaittivu e noi due compagni di viaggio ci chiudiamo nel nostro silenzio a pensare: “Quale giustizia? Quale speranza? Sono solo illusioni? Cosa possiamo fare noi persone che sognano un mondo di pace?”
Dal nostro stage in Sri Lanka, portiamo le speranze piccole ma importanti trovate laggiù; sono le prime associazioni Tamil impegnate a far rinascere con dignità il loro popolo. A Incontro fra i Popoli ora continuare il dialogo con loro, verso orizzonti di “cooperazione internazionale” fondata sul dialogo fra le diversità.

Fabio Martini e Margherita Facco
stagisti di Incontro fra i Popoli



“Nassara” in trasformazione (Giorgia Barbieri)


Giorgia Barbieri

"Il tuo stage comincia oggi£, mi disse Leopoldo entrando in una scuola media in cui lui e Maria svolgono le attività di “Educazione alla Cittadinanza Mondiale”. La mia esperienza di stage iniziò così: tra i banchi di scuola, seduta con giovani adolescenti che come me ascoltavano incantati i racconti di vita di Leopoldo; ma non finì di certo al suono della campanella. Continuò nella sede di Incontro fra i Popoli a Cittadella, che raggiungevo appena avevo del tempo libero.
Tutto ciò in preparazione di un’altra forte esperienza alla quale non potevo arrivare impreparata: uno stage presso Tammounde, associazione partner di IfP a Maroua, capoluogo della Regione dell’Estremo Nord del Camerun. Qui ho effettuato uno studio riguardante la creazione di piccole e medie imprese nel settore del fotovoltaico, della coltivazione di moringa (pianta tipica del Sahel) e della lavorazione del ferro. Ho potuto analizzare il sistema finanziario, legislativo e le difficoltà ed agevolazioni esistenti nella costituzione di imprese camerunesi in Camerun. Ho conosciuto perone straordinarie, intelligenti e con gran voglia di fare, ma anche funzionari che “non erano in grado di darmi risposte” (a conferma dell’alto tasso di corruzione).
Ho svolto uno studio concreto che un domani, spero, migliorerà le condizioni di vita di molte persone e sarà di stimolo allo sviluppo del Paese. Mi sono confrontata con una cultura e delle tradizioni completamente diverse dalle mie. Alcune volte è stato difficile, ma con umiltà e spirito di adattamento sono riuscita ad integrarmi e portare a termine una vera a propria esperienza di vita.
Io “nassara” (cioè “bianca” in lingua Fulfuldé) mi sento cambiata, ma la mia trasformazione non finisce con il ritorno in Italia, perché ora sono entrata nel mondo di Incontro fra i Popoli e so che, restandoci, la mia trasformazione non può che continuare.

Giorgia Barbieri
stagista di Incontro fra i Popoli



Viaggio nel Commercio Equo e Solidale Nepalese (Alex Pra)


Alex Pra

Dalle cooperative di Kathmandu agli artigiani tra le montagne più alte del mondo, le realtà del Commercio Equo e Solidale in Nepal sono molte, e ognuna di esse porta con sé storie di fatica, di successi, di sfide e di coraggio.
Sì, coraggio forse è il termine che più di tutti unisce queste undici organizzazioni che ho avuto la possibilità di visitare durante i miei tre mesi di stage in Nepal con Incontro fra i Popoli.
Sono partito nel novembre del 2011 con Gioia Bergamo, ansiosi e motivati per questa esperienza che sarebbe stata la nostra prima “sul campo”, dalla capitale Kathmandu e la sua periferia, alle campagne del sud del paese, alle zone di montagna della catena Himalayana per incontrare persone, ascoltare storie, conoscere esperienze e soprattutto entrare a contatto con queste organizzazioni del Commercio Equo e Solidale, per capire cosa c’è dietro a quei prodotti che troviamo nelle botteghe del mondo delle nostre città. In Nepal, uno dei paesi più isolati e poveri del continente asiatico, le organizzazioni del Commercio Equo e Solidale, hanno saputo da un lato ridare vita all’artigianato e ai prodotti tradizionali, e dall’altro sostenere migliaia di donne, artigiani e piccoli produttori nell’uscire da situazioni di povertà ed emarginazione.
Il successo di queste esperienze di Commercio Equo si lega al coraggio di alcune persone che hanno creduto e credono su un commercio diverso, fondato sulla trasparenza e sulla giustizia, dove donne come Ramila, vedova senza famiglia con tre figli a carico, coppie come Srijana e Vishnu, entrambi malati di lebbra, trovino spazio e rispetto per lavorare, studiare e contribuire alla crescita della propria società, tutte persone cui il tradizionale modello di commercio basato sul cieco consumismo non lascerebbe spazio.
Però se da un lato ho potuto apprezzare i successi di queste organizzazioni, dall’altra mi sono trovato di fronte a nuove sfide e difficoltà. Oggi, in un contesto di cambiamento globale, anche il commercio equo e solidale sta cambiando, si parla di nuovi prodotti, dell’apertura al consumo di massa (supermercati e catene di ristorazione), e nuovi destinatari, rimettendo in gioco il concetto di Commercio Equo per come era nato più di sessant’anni fa. A questo si aggiunge la crisi economica che ha colpito i nostri Paesi, che sta mettendo in crisi anche il nostro voler essere solidali, optando sempre più spesso per prodotti meno cari, dimenticandoci che dietro il marchio Equo e Solidale ci sono storie di migliaia persone, che senza di esso sarebbero abbandonate ed escluse.
Dall’Europa al Nepal, dai consumatori ai produttori, diventa sempre più importante il soffermarci di più sulle nostre scelte, chiederci cosa vogliamo che il modello di commercio globale sia, cosa vogliamo far vedere al mondo.
Oggi, come sessant’anni fa, anche di fronte alle difficoltà che la crisi economica ha portato, noi cittadini e consumatori, come singoli e come società, abbiamo la possibilità di dimostrare che un modello diverso di commercio è possibile.
E sto scrivendo tutto questo dall’Italia, dove un nuovo viaggio per capire cosa è il Commercio Equo e Solidale è iniziato.
Alex Pra
stagista di Incontro fra i Popoli

Nadia Paola Sampong


Nadia Paola Sampong

Prendo l’autobus e scendo a Cittadella. Cerco via Borgo Treviso. C’é da camminare, due chilometri mi dicono.
Finalmente al 99 di Contrà Corte Tosoni. Sono le nove in punto.
«Salve, cerco il signor Leopoldo, sono qui per un colloquio». «Sta arrivando, accomodati qui».
Mi guardo intorno: due stanze attigue. In quella dove sono io ci sono coloro che scoprirò essere Ariella la contabile, Michele il responsabile del settore Sostegno a Distanza e altri tre ragazzi; Marc francese, Davide italiano e Xavier spagnolo.
Ambiente affascinante, spazio contraddistinto da colori allegri, grandi quadri vivaci, stampe e statuette decorative. I ragazzi si interrompono solo un istante, con una battutina e poi via di nuovo al pc.
Vi è una bella ed estesa vetrata dalla quale entra la luce di un soleggiato giardino ancora ricoperto di brina.
L’atmosfera è amicale.
Dopo un quarto d’ora entra un signore sulla sessantina, con la barba, curato nell’aspetto. «Salve! Sono Nadia, piacere!».
«Leopoldo! Cinque minuti e sono da lei» dice stringendomi la mano. «Voi, tutto bene con le attività?».
Entrano altre due signore, Ester e Maria, che si sistemano alle scrivanie.
Con Leopoldo mi ritrovo nel suo ufficio, anch’esso colorato e con una grande vetrata.
Mi presenta l’organizzazione, il suo organico costituito pressoché da volontari, che si occupano di educazione ed animazione nelle scuole, di sostegni a distanza, della presentazione periodica di progetti di Cooperazione Internazionale allo Sviluppo all’Unione Europea e al Ministero degli Affari Esteri, delle collaborazioni nate con partner locali in Romania, R. D. Congo, Camerun, Ciad, Nepal e Sri Lanka.
Mi informa che l’ONG è complessa e si occupa di svariate attività, ha un suo giornalino e diversissime azioni occasionali e ricorrenti che rientrano nella missione sociale. Dovrò dunque essere disposta a entrare in contatto con ognuno di questi ambiti dato che troverò progetti ed iniziative in corso, alcuni in stato di preparazione, altri sul punto di essere avviati ed altri ancora in ideazione.
Non ci sarà di certo, mi allerta Leopoldo, un solo ed unico ambito o progetto in particolare da analizzare in tutte le sue fasi, ma piuttosto tante sfaccettature concrete di quello che, più avanti, capirò essere parte del pianeta ‘Terzo settore’.
Come un vero leader, mi dice che il lunedì ha luogo una riunione dello staff. Aggiunge che la pausa caffè é obbligatoria e che non ci sono orari d’ufficio prestabiliti: si lavora e quandonon ce la si fa più… ci si vede l’indomani.
Mi presenta al gruppo che sta nell’altra stanza… Comincio da subito!

Nadia Paola Sampong - Università Ca’ Foscari - Venezia
stagista di Incontro fra i Popoli

Giada Malasorti


Giada Malasorti

Ho deciso di effettuare uno stage in linea con i miei studi. Attraverso una ricerca in internet sono venuta a conoscenza di Incontro fra i Popoli e ho presentato la mia richiesta via mail.
Dopo qualche giorno ho ricevuto risposta da Michele con informazioni chiare e dettagliate sullo stage.
Poi sono stata chiamata al cellulare da Leopoldo.
Il 14 marzo sono giunta a Cittadella per l’Incontro con Leopoldo.
L’agitazione era molta, visto il contesto del tutto nuovo con il quale dovevo confrontarmi! Tuttavia, dopo l’interessante chiacchierata e la conoscenza del resto dello staff, mi sono sentita a mio agio e desiderosa di intraprendere l’esperienza, di conoscere meglio IfP e capire come operava.
Abbiamo fissato il periodo e i giorni dello stage (tenuto conto anche dei miei impegni di studio e lavoro), le mansioni che avrei dovuto svolgere come stagista e altre attività in cui sarei stata coinvolta, fra cui una lista di date ed eventi a cui partecipare per “immergermi” nell’associazione.
A metà aprile ho visto il mio primo ‘Grande Banchetto mondiale’ diretto da Michele.
Sono molto contenta di aver avuto l’opportunità di questo stage.
È stato un modo per conoscere e capire come opera un'ONG italiana, fare un’esperienza concreta di lavoro, migliorare alcune mie abilità come l’uso del pc e delle lingue straniere.
Ho avuto modo di vedere come funzionano certe dinamiche nazionali ed internazionali, di capire anche quali sono i miei punti di forza e in cosa invece devo migliorare.
L’esperienza mi ha dato molto anche dal punto di vista umano: ho capito l’importanza di costruire giornalmente i rapporti con le persone, per lavorare meglio assieme.
A IfP si respira proprio un bel clima di famiglia!


Giada Malasorti - Università di Trento
stagista di Incontro fra i Popoli


Manuela Colombero


Manuela Colombero

Incontro fra i Popoli si inserisce in un momento particolare della mia vita, che mi sento di definire di “ristrutturazione” di me stessa, un momento importante nel quale si è più sensibili agli stimoli esterni, che assumono quindi un significato particolare.
Ho iniziato questo stage con il desiderio di mettermi al servizio dell’Associazione per imparare dall’esempio delle persone che avrei incontrato, prima ancora che dalle nozioni che avrei raccolto per l’elaborazione della mia tesi.
Torno a casa con un bagaglio ricchissimo perché le persone con le quali sono venuta a contatto portano con sé dei tesori grandi, ognuno diverso dall’altro, dai quali ho attinto per osmosi.
Torno a casa con una maggiore determinazione nel portare avanti il mio impegno verso la società. Una determinazione che non si alimenta, come in passato, soltanto dall’entusiasmo giovanile, ma d’ora in avanti anche dall’esempio delle conquiste di IfP, di cosa è riuscito e riesce a fare.
Ho maturato una voglia di agire più concreta, per essere come l’usignolo della fiaba che porta nel suo piccolo becco una goccia d’acqua per fare la sua parte nello spegnere il grande incendio che divampa nella foresta.
Mi impegnerò


Manuela Colombero - Università di Torino
stagista di Incontro fra i Popoli

IL SOLE TORNA SEMPRE A SORGERE (Gioia Bergamo)


Gioia Bergamo

Una giovane ragazza, proveniente da una famiglia di gran cuore, una ragazza solare il cui mondo è un po’ reale e un po’ proiezione dei suoi sogni, che ha sempre vissuto in una bolla di sapone, senza mai essersela dovuta vedere veramente da sola con il mondo e forse neppure con se stessa, tenuta in un palmo di mano dalla nonna, la mamma, la sorella e il papà, tutto sommato sempre con le spalle coperte ... questa sono io! O almeno lo ero prima del soggiorno in Nepal.
Non è stato facile essere catapultata in un mondo così lontano, non solo geograficamente. Il dolore del distacco dalla mia famiglia e dagli amici, che tanto amo e che infinitamente mi amano, è stato talmente forte da farmi vivere le mie giornate, una volta arrivata in Nepal, con il solo desiderio di rivederli.
Questo mio stato d’animo ha fatto sì che riuscissi a cogliere solo immagini e situazioni dolorose di profonda povertà che le strade di Kathmandu mi sbattevano in faccia. Non riuscivo più a sorridere e neppure a godere dei meravigliosi paesaggi che i paesi lontani dal caos della città mi offrivano e di quell’incredibile fortuna che sapevo di vivere, ma che non scalfiva la voglia di tornare alle mie sicurezze e all’affetto dei miei cari.
Dopo un primo mese vissuto così, qualcosa è cambiato grazie a ciò che di più semplice accomuna ogni dove, l’amore che alcune persone, che ho avuto la fortuna di incontrare nel mio cammino, mi hanno dimostrato, ma non a parole (poiché era spesso difficile comunicare, visto il mio scarso livello nepali), ma con i loro piccoli gesti, grandi sorrisi, dolci sguardi e caldi abbracci, senza pretendere nulla in cambio se non lo stesso amore. Tutto è iniziato con un viaggio a Surkhet (20 ore di autobus), durante il quale ho incontrato due donne meravigliose.
Rupshila, donna giovane e minuta, visibilmente provata dalla vita, che le aveva riservato il duro destino di vedova, con un carattere ed un carisma che farebbero invidia, custode del centro regionale del WHR - ‘Donne per i Diritti Umani’ (associazione partner di Incontro fra i Popoli, che si occupa dei diritti delle vedove presso cui eravamo ospiti). Rupshila si occupava di coccolare il mio stomaco con abbondante ‘dal bath’ (tipico piatto nepalese: riso, lenticchie, verdure al curry, verdure verdi e salsine piccantissime!!). Inizialmente era distaccata, non mi faceva entrare in casa, nè lei nè suo figlio mangiavano in mia presenza, com’è normale per loro con un ospite lontano venuto da lontano.
Devi, la vicina di casa di Rupshila, si occupava dell’orto che avevano in comune. Timida e riservata, fin dall’inizio, con il suo sguardo e i suoi sorrisi, faceva trasparire una grande umanità e un cuore molto affettuoso.
Con loro ho cominciato ad essere rapita dalla serenità che ogni cosa in quel magico posto trasmetteva, il vento che dolcemente mi accarezzava, la magia dei colori di un tramonto come mai l’avevo visto e il cinguettio degli uccelli.
Il mio sorriso è tornato grazie al dolce sorriso che Devi mi regalava ogni mattina, accompagnato dopo tre giorni da calorosi ed affettuosi abbracci. Anche Rupshila dopo qualche giorno cominciava a cambiare atteggiamento: mi invitò ad entrare a casa sua, a cenare con lei e il figlio, per poi mostrarmi orgogliosamente le foto della sua gioventù e della sua famiglia.
Mi ha pure insegnato a fare il chapati, la piadina nepalese fatta di farina e acqua, riempita con patate e coriandolo.
Il giorno della partenza Rupshila mi ha raggiunto in camera e, con timidezza ed emozione, mi ha messo tra le mani un suo braccialetto, dicendomi di dire a mia mamma che me lo aveva regalato mia sorella di Surkhet.
Con un nodo in gola, Rupshila e Devi mi hanno accompagnato al piazzale degli autobus, ricoprendomi di cibo per il viaggio, regali per non scordarle mai e mille raccomandazioni soprattutto rivolte all’autista, affinché ci guardasse con un occhio di riguardo. Non è mancata una lacrima da parte mia, seppur consapevole che anche un po’ di me sarebbe rimasto per sempre lì con loro.
A Kathmandu … un’anziana signora buddista incontrata in un tempio, dopo che ci eravamo scambiate un sincero sorriso, mi ha preso la mano e mi ha accompagnata alla preghiera … Rajin, collaboratrice del WHR, buddista anche lei, e suo figlio Phius, mi hanno invitata a casa loro per farmi festeggiare in famiglia il Natale …
Grazie a tutte le meravigliose persone che fanno parte della grande famiglia di Incontro fra i Popoli per avermi dato questa grande opportunità.

Gioia Bergamo (22 anni) stagista di Incontro fra i Popoli



AFRIKA (Giovanni Sciolto)


Campi di servizio

Le mie pupille evasero dalla bambagia onirica. Volteggiarono sulle luci intermittenti di Kinshasa e si smarrirono nel fiume umano che lasciava quotidianamente il fango delle periferie cittadine per inseguire un raggio di sole sulla frontiera delle periferie sociali.
Tagliai la corda che teneva il mio battello ancorato a quel porto macrocefalico. Nel giro di qualche ora mi ritrovai in una verde culla accovacciata su una sfera incandescente.
E col sudore, sotto quel sole cocente, abbandonavano il mio corpo tutte le certezze che ogni mattina vestivano il mio essere subalterno alle aride convenzioni. Nell’acqua torbida degli stagni in mezzo alla foresta si specchiava un’anima sempre più limpida. La lingua della costa mi strinse la mano. Quanto era bella… I suoi penetranti occhi arabi mi conquistarono. Accarezzai le sue dita bantu e iniziammo a danzare tra milioni di cuccioli di uomo che scandivano i nostri passi con avvolgenti sorrisi.
Orfano della vanità aprii lo scrigno dei sensi che si librarono nel freddo pungente di un ossimoro colore dell’ebano. Chiuso in bagno mi cosparsi il capo di cenere che lavai con tiepida acqua piovana.
Passi tribali trafissero il mio emisfero sinistro. Addio calcoli e programmi, addio pettini e cravatte, addio lacrime borghesi. Naufrago in un calice di nettare divino mi risvegliai, profano tra i peperoncini in una zuppa di funghi, all’alba.
Incaprettato dal buio, tra le braccia di una zanzariera, baciai le labbra candide della luna piena mentre risuonavano, dirompenti, le preghiere animiste.
Stringevo la mano al sorriso quando fui colto di sorpresa dagli odori del tramonto:
“Ma guarda un po’ che sono in Sicilia!”, pensai.
Umida, la savana profumava come le campagne ai piedi dell’Etna.
Invidiando l’equilibrio dei fenicotteri passai quella notte in piedi, tra allucinazioni e sonagli. Scorsi il sole sui panni stesi, strizzai l’occhio al guardiano e portai a spasso le zanzare a cui offrii una sigaretta al mentolo. Mi sconvolse la loro devozione al mio corpo, andavano premiate.
Stordito da un pugno di gioia mi addormentai su una piroga.
Fui svegliato tra le nuvole da una donna in tailleur, dai tradimenti in un ufficio, dalla fierezza di una studentessa modello. Sorrisi assente. Le luci di Catania mi avevano riconosciuto.

Giovanni Sciolto (23 anni) stagista e volontario di IfP in Congo



VOLONTARIO E MANAGER (Michele Guidolin)


Campi di servizio

Ultimati gli esami del Corso in ‘Diritto, Istituzioni e Politiche dell’Integrazione Europea’, all’Università di Padova, ho potuto subito avviare, in parallelo all’elaborazione della Tesi di Laurea Magistrale, uno stage presso Incontro fra i Popoli. Sintetizzo qui l’ampio ventaglio di attività che mi hanno visto partecipe, spesso protagonista, nelle 150 ore del mio stage.
1. Sostegno a distanza (SaD) Sono stato coinvolto nella gestione del sistema SaD dell’organizzazione: relazioni con i benefattori e con i partner dei paesi del Sud del mondo, operazioni contabili e gestione del programma informatico. Tutto questo ha alimentato la mia vocazione all’aiuto di persone, famiglie e comunità private delle nostre stesse opportunità.
2. Candidati stagisti e giovani affidati a Incontro fra i Popoli
Mi è stata affidata la gestione delle relazioni preliminari con candidati stagisti universitari: presa visione dei curricula, valutazione degli stessi, instaurazione di un rapporto diretto tra organizzazione e candidato. E’ stato pure chiesto il mio apporto nei rapporti con volontari, con stagisti di scuole superiori e con adolescenti affidati all’associazione. Oltre a coadiuvare e sovrintendere il loro operato, ho cercato di valorizzare l’auto-coscienza del loro apporto, la loro autostima, le loro capacità anche relazionali. Con soddisfazione, sento di aver contribuito alla loro crescita.
3. Rapporti tra l’ONG e alcune Università
Ho partecipato alle riunioni in cui si delineava la linea strategica di Incontro fra i Popoli nei rapporti con gli Atenei. Ho poi prodotto e inviato la documentazione per l’accreditamento dell’organizzazione presso varie Università.
4. Attività educative, di sensibilizzazione e di comunicazione
Mi è stata data l’opportunità di seguire alcune attività di Educazione alla Mondialità nelle scuole medie e superiori. Le tematiche delle attività cui ho partecipato riguardavano i diritti umani, lo sviluppo, il sistema politico-economico mondiale. In molte occasioni ho pure svolto un ruolo attivo. Ho potuto trovare conferma della bellezza dell’educazione giovanile. In sede poi proseguivo con dei lavori di ricerca e la preparazione del materiale didattico. Ho dato inoltre il mio apporto alla preparazione e spedizione di materiale informativo, di comunicazioni via e-mail e del giornalino dell’associazione. Ho pure contribuito alla preparazione di attività ludico-educative per bambini, alla pubblicizzazione di eventi e sono stato presente a vari eventi pubblici in piazza dell’associazione (con stesura dei rapporti valutativi finali).
5. Riunioni e incontri di rilevanza
Mi è stato più volte concesso di partecipare e prendere la parola alle riunioni dell’organizzazione, riunioni in cui venivano stabilite le priorità e le mansioni dello staff. Ho rappresentato l’organizzazione anche ad un incontro presso il Comune di Padova, alla presenza di esponenti dell’amministrazione e di altre ONG, nonché all’evento in cui Incontro fra i Popoli si è presentato agli studenti di cooperazione allo sviluppo dell’Università di Padova.
6. Cooperazione Internazionale
Sono stato coinvolto nell’implementazione di progetti nel Sud del mondo co-finanziati da Unione Europea, Ministero Affari Esteri e Regione Veneto, in particolare nei settori della corrispondenza, contabilità, audit e valutazione. Ho avuto conferma ed ampliamento delle mie conoscenze su quanto appreso all’Università.
7. Segreteria
Una pluralità di attività: rispondere al telefono, inviare fax, gestire parte della posta elettronica, riordinare e completare archivi, gestire una cassa personale, garantire la riproduzione dei gadget dell’organizzazione, curare taluni rapporti con banche e poste, filtrare la corrispondenza, gestire gli indirizzari dell’associazione, curare le spedizioni di materiali informativi e di documenti in Italia e all’estero, scrivere al computer i manoscritti del presidente (attività che mi ha permesso di comprendere e interiorizzare le dinamiche, i fatti, l’organizzazione e le relazioni dell’ONG), fino al riordino e la pulizia della sede. Ho contribuito anche a risolvere vari problemi di natura informatica ed elettronica, avvalendomi delle conoscenze derivanti dalla mia maturità informatica. Molte attività citate possono apparire banali; ma io ne sottoscrivo l’estrema utilità anche per il mio sviluppo professionale.
I rapporti umani e di lavoro sono stati caratterizzati da bontà, trasparenza, rispetto e onestà. Fra me e IfP c’è sempre stata reciproca disponibilità e flessibilità in relazione ai rispettivi bisogni e necessità.
Sono certo dell’utilità di una simile esperienza per noi studenti in procinto di concludere il nostro percorso universitario e affacciarci al mondo del lavoro. E’ una grande occasione di arricchimento del curriculum e del bagaglio culturale e relazionale. Tra l’altro, le attività svolte mi hanno permesso di utilizzare ed arricchire le mie conoscenze del francese, dell’inglese e dell’informatica e di quanto studiato nei precedenti cinque anni universitari.
La grande positività dell’esperienza vissuta mi ha condotto a protrarre, con passione, l’impegno presso Incontro fra i Popoli, ben oltre l’ammontare delle ore richieste.

Michele Guidolin (23 anni) Stagista e volontario di IfP in Italia



IL VENTO CALDO DEL DESERTO (Nadia Berti)


Campi di servizio

L’Harmattan è il vento del deserto.
Non da segni di preavviso e quando arriva lascia cadere a terra una cascata di foglie verdi e gialle, fiori secchi, piccoli semi leggeri. Le piante di Neem hanno cosparso le strade di rametti e foglioline che non hanno avuto la forza di rimanere al loro posto.
L’Harmattan trasporta la sabbia più sottile, la polvere viaggiatrice: questa si ferma, aleggia, resta in sospensione per ore, nascondendo il sole anche per tutto il giorno, come per noi succede con la nebbia. La polvere entra nelle narici, rende difficile il respiro, disturba gli occhi e li fa lacrimare, impasta la bocca del gusto ferruginoso della terra, tanto che se si prova a muovere i denti e le labbra, è possibile sentire lo scricchiolio dei granelli di sabbia.
Il vento del deserto arriva dal Ciad. La gente dice che da vent’anni non arrivava una nube così intensa come quella di oggi, a metà marzo: di solito si manifesta a dicembre-gennaio. E’ raro sia accaduto in questi giorni, come per noi la neve in primavera.
Camminando per le strade invase di nuvole dense di terra leggerissima, anche se gli occhi non riescono a distinguere bene ciò che abbiamo intorno, possiamo sentire tutti gli odori, ascoltare i suoni ed i rumori. Il vento porta il profumo delle donne, sempre curate e composte, pronte per andare al mercato. La brezza avvicina le voci dei bambini che giocano dentro le mura di una scuola, il canto malinconico del muezzin e quello dolce dei vespri della sera. Il vento unisce inconsapevolmente destini diversi.
Mescola l’odore delle capre e dei polli, delle vacche troppo magre e dei fiori bianchi e rossi: odore di ruralità. Mescola il rumore assordante dei clacson alle nuvole grigie degli scarichi delle moto: odori e suoni della recente urbanizzazione. Mescola il pianto dei bimbi ai rimproveri delle madri, le speranze della gente con i passi nudi sulla terra, che ha storie da raccontare, è custode delle vite passate e cela segreti che non si possono svelare: sono i caratteri della povertà, della quotidianità e della tradizione.
Un uomo di Gazawa, mi ha detto che qui è tutto estremo: ci troviamo nella regione dell’Extrême-Nord del Paese, quando piove l’acqua cade estremamente abbondante, durante la stagione secca il vento soffia forte ed il caldo estremo invade ogni ora del giorno e della notte, l’Harmattan quando arriva è estremamente fastidioso. Aggiungo anche una mia constatazione personale: la gente qui è estremamente accogliente! Che strana giornata, quella di oggi: chissà quando mi ricapiterà di vedere una Maruà così speciale! Bianca al mattino, rossa al pomeriggio, giallo-arancio al calar del sole, azzurra e blu al bagliore della luna, avvolta in questa nube densa che rende unico il paesaggio. Tutto sommato… grazie Harmattan!

Nadia Berti (23 anni) stagista di IfP in Camerun



LA VEDOVA SFORTUNATA (Stefania Nardin)


Campi di servizio

Ho conosciuto Reekha Subedi, donna di 31 anni.
Diciassette anni fa, all’età di quattordici anni ha sposato suo marito, che all’epoca ne aveva venti. E’ stato quello che viene detto un “matrimonio combinato”, cioè i genitori dei due ragazzi si erano accordati per la loro unione. Ebbero due figli, Sunil che ora ha quattordici anni e Saraj di dodici anni.
Da sposata lavorava in casa e seguiva il marito nel lavoro sui campi. Ma otto anni fa la sua vita ha subito dei forti traumi e molte cose sono cambiate. Con gli occhi lucidi comincia a raccontare la sua storia. Suo marito è stato ucciso con un colpo di pistola alla tempia a due chilometri di distanza dalla loro casa dai maoisti e a tutt’oggi non se ne conosce il motivo.
Reekha, vedova, si ritrovò in una situazione terribile, in una condizione economica insostenibile, obbligata a vestirsi di bianco (lutto) e a non mangiare più uova, carne e pesce per tutto l’anno, come, tradizionalmente, succede sempre qui per ogni donna diventata vedova. Nello stesso anno il figlio più piccolo, Saraj, ebbe un infortunio: in un incrocio di Kathmandu l’autobus che lo trasportava fece un incidente, lo sbalzò fuori e lui si ruppe una gamba.
Con tutte queste traversie, Reekha finì in ospedale.
Poi riprese la sua vita andando a lavorare come domestica nelle case di altre persone e proprio una delle persone per cui lavorava, Nagarag Awaaj, le nominò la “Women for Human Rights” (associazione di aiuto delle vedove e partner di IFP).
Reekha si rivolse alla WHR ed ottenne una somma di denaro per fare operare il figlio più piccolo alla gamba. L’operazione finì male: il figlio a tutt’ora non riesce a camminare e a restare in piedi da solo, usa sempre delle stampelle e necessita dell’aiuto di altre persone per tutto. Saraj ha un permesso speciale da parte dei suoi professori per poter restare a casa da scuola e studiare autonomamente finché non si sarà risistemato. Fortunatamente è un ragazzo molto intelligente e perciò è riuscito a superare l’esame della quinta classe senza problemi ed ora sta, per così dire, frequentando la sesta.
Ora, grazie alla WHR, si pensa ad un nuovo intervento chirurgico.
La vita di Reekha è a tutt’oggi molto complessa, i problemi economici ci sono ancora, però riesce a mandare Sunil (il figlio più grande) a scuola a Pokhara e a mantenere gli studi di Saraj, perché una parte dei costi è sostenuta dalla WHR.

Stefania Nardin (23 anni) stagista di IfP in Nepal



ROMANIA (Lucia Baruffaldi)


Campi di servizio

Ciao a tutti,
Sono una studentessa universitaria ed ho appena terminato la mia esperienza di tirocinio in Romania con Incontro fra i Popoli. Prima di partire tutti mi dicevano: “Dove vai? In Romania? Non hai proprio trovato di meglio? Mi raccomando stai attenta che c’è brutta gente in giro, basta vedere qua in Italia cosa fanno i romeni”. A dire la verità ero un po’ titubante anch’io all’inizio, ma sentivo qualcosa che mi spingeva ad andare. Ero curiosa di conoscere una realtà e un popolo che noi critichiamo molto, ma di cui in verità non sappiamo quasi niente. Quando sono arrivata lì ed ho conosciuto le persone con cui avrei lavorato, ho capito che avevo fatto proprio la scelta giusta! Sono stanca della nostra mentalità chiusa e piena di pregiudizi, tutti i paesi hanno i propri criminali, ma non per questo bisogna fare di tutta l’erba un fascio.
A Beius, il paese in cui ho abitato per tre mesi, sono stata ospite delle Suore Minime, due suore italiane che hanno creato una fondazione, che si occupa in particolare di bambini provenienti da famiglie povere o problematiche. Nella fondazione lavorano varie educatrici, una contabile e un’assistente sociale, tutte romene. Quello che fanno non è un lavoro come un altro. Decidere di impiegare il proprio tempo nell’educazione di bambini, di cui la maggior parte è di etnia Rom, e quindi con abitudini e modi di pensare diversi, è piuttosto impegnativo. Non dedicano solo il loro tempo, ma anche il cuore e l’anima a questi bambini. Ho condiviso con loro idee, opinioni, stati d’animo e devo dire che delle persone così accoglienti e disponibili non le ho mai conosciute.
I bambini poi sono fantastici! Certo non è sempre stato facile con loro, ma la gioia e l’affetto che mi hanno dato mi hanno arricchito in un modo straordinario. Quello che io ho dato a loro è stato veramente poco, rispetto a quello che loro mi hanno offerto. Stando insieme e parlando con le loro famiglie, ho potuto conoscere un po’ di più l’etnia Rom. C’è chi è un perditempo e chi invece lavora da mattina a sera. Ci sono famiglie interessate a mandare i bambini a scuola ed altre che invece ritengono sia sufficiente che i figli imparino solo a leggere e a scrivere. Non bisogna giudicare le persone in modo negativo solo perché hanno delle abitudini o dei modi di fare diversi dai nostri. Anche se noi non comprendiamo certi aspetti di una cultura o li riteniamo inadeguati, non vuol dire che per questo noi siamo superiori e che solamente ciò che pensiamo noi è giusto. La diversità è da apprezzare, non da eliminare. Certo non è facile quando bisogna conviverci ogni giorno, ma credo che il dialogo renda comunque le cose più facili che non il conflitto.
La fondazione non si occupa solo di bambini, ma anche di ragazze e ragazzi orfani usciti dall’orfanotrofio e che hanno bisogno di aiuto per trovare casa e lavoro. Anche con loro non è sempre facile, ma vedere che con il tempo riescono a diventare indipendenti è comunque una bella gioia.
Per ultima cosa consiglio a tutti di andare a visitare la Romania. I paesaggi sono ancora molto naturali e poco contaminati e le città, in particolare quelle medievali, hanno dei centri storici veramente interessanti. E’ stranissimo poi vedere la contrapposizione tra vecchio e nuovo che ancora caratterizza i paesini: strade trafficate da automobili e strade in cui passano i carretti trainati dai cavalli o i greggi di pecore, edifici alti e grigi tipici del Comunismo e case con delle facciate coloratissime.
La mia è esperienza indimenticabile.

Lucia Baruffaldi (22 anni) stagista di IfP in Romania


Incontro fra i Popoli - ONG - ONLUS
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2. Riporta il codice fiscale di Incontro fra i Popoli: 92045040281