Incontro fra i Popoli

...per un'economia di condivisione

Campagna Tappa&Stappa

Stage e tirocini



Sei universitario? Vieni a fare lo stage o il tirocinio da noi, in una delle nostre sedi in Italia o presso uno dei nostri partner nel mondo.

Di che laurea o specializzazione sei? Noi operiamo in autonomia, in cooperazione decentrata, con l’UE e con il MAE; realizziamo programmi e progetti di tipo rurale, microcredito, cooperativismo, tecnologia meccanica, idraulica, ambientale, fasce sociali deboli (donne e bambini), cultura, formazione, educazione scolastica ed oltre, agro-alimentare, agro-forestale, imprenditoria, sanità, ecc.




    - Repubblica Democratica del Congo : - Kinshasa, Shabunda, Uvira, Bukavu;
    - Camerun: - Maruà;
    - Ciad: - Mundù;
    - Nepal: - Kathmandu, Surket;
    - Romania: - Beius;
    - Italia: - Cittadella, Padova


Nel corso del 2011 hanno fruito di stage universitari o soggiorni di condivisione in Italia 5 giovani, all’estero 6 (3 in Congo, 2 in Nepal).



IL SOLE TORNA SEMPRE A SORGERE (Gioia Bergamo)


Gioia Bergamo

Una giovane ragazza, proveniente da una famiglia di gran cuore, una ragazza solare il cui mondo è un po’ reale e un po’ proiezione dei suoi sogni, che ha sempre vissuto in una bolla di sapone, senza mai essersela dovuta vedere veramente da sola con il mondo e forse neppure con se stessa, tenuta in un palmo di mano dalla nonna, la mamma, la sorella e il papà, tutto sommato sempre con le spalle coperte ... questa sono io! O almeno lo ero prima del soggiorno in Nepal.
Non è stato facile essere catapultata in un mondo così lontano, non solo geograficamente. Il dolore del distacco dalla mia famiglia e dagli amici, che tanto amo e che infinitamente mi amano, è stato talmente forte da farmi vivere le mie giornate, una volta arrivata in Nepal, con il solo desiderio di rivederli.
Questo mio stato d’animo ha fatto sì che riuscissi a cogliere solo immagini e situazioni dolorose di profonda povertà che le strade di Kathmandu mi sbattevano in faccia. Non riuscivo più a sorridere e neppure a godere dei meravigliosi paesaggi che i paesi lontani dal caos della città mi offrivano e di quell’incredibile fortuna che sapevo di vivere, ma che non scalfiva la voglia di tornare alle mie sicurezze e all’affetto dei miei cari.
Dopo un primo mese vissuto così, qualcosa è cambiato grazie a ciò che di più semplice accomuna ogni dove, l’amore che alcune persone, che ho avuto la fortuna di incontrare nel mio cammino, mi hanno dimostrato, ma non a parole (poiché era spesso difficile comunicare, visto il mio scarso livello nepali), ma con i loro piccoli gesti, grandi sorrisi, dolci sguardi e caldi abbracci, senza pretendere nulla in cambio se non lo stesso amore. Tutto è iniziato con un viaggio a Surkhet (20 ore di autobus), durante il quale ho incontrato due donne meravigliose.
Rupshila, donna giovane e minuta, visibilmente provata dalla vita, che le aveva riservato il duro destino di vedova, con un carattere ed un carisma che farebbero invidia, custode del centro regionale del WHR - ‘Donne per i Diritti Umani’ (associazione partner di Incontro fra i Popoli, che si occupa dei diritti delle vedove presso cui eravamo ospiti). Rupshila si occupava di coccolare il mio stomaco con abbondante ‘dal bath’ (tipico piatto nepalese: riso, lenticchie, verdure al curry, verdure verdi e salsine piccantissime!!). Inizialmente era distaccata, non mi faceva entrare in casa, nè lei nè suo figlio mangiavano in mia presenza, com’è normale per loro con un ospite lontano venuto da lontano.
Devi, la vicina di casa di Rupshila, si occupava dell’orto che avevano in comune. Timida e riservata, fin dall’inizio, con il suo sguardo e i suoi sorrisi, faceva trasparire una grande umanità e un cuore molto affettuoso.
Con loro ho cominciato ad essere rapita dalla serenità che ogni cosa in quel magico posto trasmetteva, il vento che dolcemente mi accarezzava, la magia dei colori di un tramonto come mai l’avevo visto e il cinguettio degli uccelli.
Il mio sorriso è tornato grazie al dolce sorriso che Devi mi regalava ogni mattina, accompagnato dopo tre giorni da calorosi ed affettuosi abbracci. Anche Rupshila dopo qualche giorno cominciava a cambiare atteggiamento: mi invitò ad entrare a casa sua, a cenare con lei e il figlio, per poi mostrarmi orgogliosamente le foto della sua gioventù e della sua famiglia.
Mi ha pure insegnato a fare il chapati, la piadina nepalese fatta di farina e acqua, riempita con patate e coriandolo.
Il giorno della partenza Rupshila mi ha raggiunto in camera e, con timidezza ed emozione, mi ha messo tra le mani un suo braccialetto, dicendomi di dire a mia mamma che me lo aveva regalato mia sorella di Surkhet.
Con un nodo in gola, Rupshila e Devi mi hanno accompagnato al piazzale degli autobus, ricoprendomi di cibo per il viaggio, regali per non scordarle mai e mille raccomandazioni soprattutto rivolte all’autista, affinché ci guardasse con un occhio di riguardo. Non è mancata una lacrima da parte mia, seppur consapevole che anche un po’ di me sarebbe rimasto per sempre lì con loro.
A Kathmandu … un’anziana signora buddista incontrata in un tempio, dopo che ci eravamo scambiate un sincero sorriso, mi ha preso la mano e mi ha accompagnata alla preghiera … Rajin, collaboratrice del WHR, buddista anche lei, e suo figlio Phius, mi hanno invitata a casa loro per farmi festeggiare in famiglia il Natale …
Grazie a tutte le meravigliose persone che fanno parte della grande famiglia di Incontro fra i Popoli per avermi dato questa grande opportunità.

Gioia Bergamo (22 anni) stagista di Incontro fra i Popoli



AFRIKA (Giovanni Sciolto)


Campi di servizio

Le mie pupille evasero dalla bambagia onirica. Volteggiarono sulle luci intermittenti di Kinshasa e si smarrirono nel fiume umano che lasciava quotidianamente il fango delle periferie cittadine per inseguire un raggio di sole sulla frontiera delle periferie sociali.
Tagliai la corda che teneva il mio battello ancorato a quel porto macrocefalico. Nel giro di qualche ora mi ritrovai in una verde culla accovacciata su una sfera incandescente.
E col sudore, sotto quel sole cocente, abbandonavano il mio corpo tutte le certezze che ogni mattina vestivano il mio essere subalterno alle aride convenzioni. Nell’acqua torbida degli stagni in mezzo alla foresta si specchiava un’anima sempre più limpida. La lingua della costa mi strinse la mano. Quanto era bella… I suoi penetranti occhi arabi mi conquistarono. Accarezzai le sue dita bantu e iniziammo a danzare tra milioni di cuccioli di uomo che scandivano i nostri passi con avvolgenti sorrisi.
Orfano della vanità aprii lo scrigno dei sensi che si librarono nel freddo pungente di un ossimoro colore dell’ebano. Chiuso in bagno mi cosparsi il capo di cenere che lavai con tiepida acqua piovana.
Passi tribali trafissero il mio emisfero sinistro. Addio calcoli e programmi, addio pettini e cravatte, addio lacrime borghesi. Naufrago in un calice di nettare divino mi risvegliai, profano tra i peperoncini in una zuppa di funghi, all’alba.
Incaprettato dal buio, tra le braccia di una zanzariera, baciai le labbra candide della luna piena mentre risuonavano, dirompenti, le preghiere animiste.
Stringevo la mano al sorriso quando fui colto di sorpresa dagli odori del tramonto:
“Ma guarda un po’ che sono in Sicilia!”, pensai.
Umida, la savana profumava come le campagne ai piedi dell’Etna.
Invidiando l’equilibrio dei fenicotteri passai quella notte in piedi, tra allucinazioni e sonagli. Scorsi il sole sui panni stesi, strizzai l’occhio al guardiano e portai a spasso le zanzare a cui offrii una sigaretta al mentolo. Mi sconvolse la loro devozione al mio corpo, andavano premiate.
Stordito da un pugno di gioia mi addormentai su una piroga.
Fui svegliato tra le nuvole da una donna in tailleur, dai tradimenti in un ufficio, dalla fierezza di una studentessa modello. Sorrisi assente. Le luci di Catania mi avevano riconosciuto.

Giovanni Sciolto (23 anni) stagista e volontario di IfP in Congo



VOLONTARIO E MANAGER (Michele Guidolin)


Campi di servizio

Ultimati gli esami del Corso in ‘Diritto, Istituzioni e Politiche dell’Integrazione Europea’, all’Università di Padova, ho potuto subito avviare, in parallelo all’elaborazione della Tesi di Laurea Magistrale, uno stage presso Incontro fra i Popoli. Sintetizzo qui l’ampio ventaglio di attività che mi hanno visto partecipe, spesso protagonista, nelle 150 ore del mio stage.
1. Sostegno a distanza (SaD) Sono stato coinvolto nella gestione del sistema SaD dell’organizzazione: relazioni con i benefattori e con i partner dei paesi del Sud del mondo, operazioni contabili e gestione del programma informatico. Tutto questo ha alimentato la mia vocazione all’aiuto di persone, famiglie e comunità private delle nostre stesse opportunità.
2. Candidati stagisti e giovani affidati a Incontro fra i Popoli
Mi è stata affidata la gestione delle relazioni preliminari con candidati stagisti universitari: presa visione dei curricula, valutazione degli stessi, instaurazione di un rapporto diretto tra organizzazione e candidato. E’ stato pure chiesto il mio apporto nei rapporti con volontari, con stagisti di scuole superiori e con adolescenti affidati all’associazione. Oltre a coadiuvare e sovrintendere il loro operato, ho cercato di valorizzare l’auto-coscienza del loro apporto, la loro autostima, le loro capacità anche relazionali. Con soddisfazione, sento di aver contribuito alla loro crescita.
3. Rapporti tra l’ONG e alcune Università
Ho partecipato alle riunioni in cui si delineava la linea strategica di Incontro fra i Popoli nei rapporti con gli Atenei. Ho poi prodotto e inviato la documentazione per l’accreditamento dell’organizzazione presso varie Università.
4. Attività educative, di sensibilizzazione e di comunicazione
Mi è stata data l’opportunità di seguire alcune attività di Educazione alla Mondialità nelle scuole medie e superiori. Le tematiche delle attività cui ho partecipato riguardavano i diritti umani, lo sviluppo, il sistema politico-economico mondiale. In molte occasioni ho pure svolto un ruolo attivo. Ho potuto trovare conferma della bellezza dell’educazione giovanile. In sede poi proseguivo con dei lavori di ricerca e la preparazione del materiale didattico. Ho dato inoltre il mio apporto alla preparazione e spedizione di materiale informativo, di comunicazioni via e-mail e del giornalino dell’associazione. Ho pure contribuito alla preparazione di attività ludico-educative per bambini, alla pubblicizzazione di eventi e sono stato presente a vari eventi pubblici in piazza dell’associazione (con stesura dei rapporti valutativi finali).
5. Riunioni e incontri di rilevanza
Mi è stato più volte concesso di partecipare e prendere la parola alle riunioni dell’organizzazione, riunioni in cui venivano stabilite le priorità e le mansioni dello staff. Ho rappresentato l’organizzazione anche ad un incontro presso il Comune di Padova, alla presenza di esponenti dell’amministrazione e di altre ONG, nonché all’evento in cui Incontro fra i Popoli si è presentato agli studenti di cooperazione allo sviluppo dell’Università di Padova.
6. Cooperazione Internazionale
Sono stato coinvolto nell’implementazione di progetti nel Sud del mondo co-finanziati da Unione Europea, Ministero Affari Esteri e Regione Veneto, in particolare nei settori della corrispondenza, contabilità, audit e valutazione. Ho avuto conferma ed ampliamento delle mie conoscenze su quanto appreso all’Università.
7. Segreteria
Una pluralità di attività: rispondere al telefono, inviare fax, gestire parte della posta elettronica, riordinare e completare archivi, gestire una cassa personale, garantire la riproduzione dei gadget dell’organizzazione, curare taluni rapporti con banche e poste, filtrare la corrispondenza, gestire gli indirizzari dell’associazione, curare le spedizioni di materiali informativi e di documenti in Italia e all’estero, scrivere al computer i manoscritti del presidente (attività che mi ha permesso di comprendere e interiorizzare le dinamiche, i fatti, l’organizzazione e le relazioni dell’ONG), fino al riordino e la pulizia della sede. Ho contribuito anche a risolvere vari problemi di natura informatica ed elettronica, avvalendomi delle conoscenze derivanti dalla mia maturità informatica. Molte attività citate possono apparire banali; ma io ne sottoscrivo l’estrema utilità anche per il mio sviluppo professionale.
I rapporti umani e di lavoro sono stati caratterizzati da bontà, trasparenza, rispetto e onestà. Fra me e IfP c’è sempre stata reciproca disponibilità e flessibilità in relazione ai rispettivi bisogni e necessità.
Sono certo dell’utilità di una simile esperienza per noi studenti in procinto di concludere il nostro percorso universitario e affacciarci al mondo del lavoro. E’ una grande occasione di arricchimento del curriculum e del bagaglio culturale e relazionale. Tra l’altro, le attività svolte mi hanno permesso di utilizzare ed arricchire le mie conoscenze del francese, dell’inglese e dell’informatica e di quanto studiato nei precedenti cinque anni universitari.
La grande positività dell’esperienza vissuta mi ha condotto a protrarre, con passione, l’impegno presso Incontro fra i Popoli, ben oltre l’ammontare delle ore richieste.

Michele Guidolin (23 anni) Stagista e volontario di IfP in Italia



IL VENTO CALDO DEL DESERTO (Nadia Berti)


Campi di servizio

L’Harmattan è il vento del deserto.
Non da segni di preavviso e quando arriva lascia cadere a terra una cascata di foglie verdi e gialle, fiori secchi, piccoli semi leggeri. Le piante di Neem hanno cosparso le strade di rametti e foglioline che non hanno avuto la forza di rimanere al loro posto.
L’Harmattan trasporta la sabbia più sottile, la polvere viaggiatrice: questa si ferma, aleggia, resta in sospensione per ore, nascondendo il sole anche per tutto il giorno, come per noi succede con la nebbia. La polvere entra nelle narici, rende difficile il respiro, disturba gli occhi e li fa lacrimare, impasta la bocca del gusto ferruginoso della terra, tanto che se si prova a muovere i denti e le labbra, è possibile sentire lo scricchiolio dei granelli di sabbia.
Il vento del deserto arriva dal Ciad. La gente dice che da vent’anni non arrivava una nube così intensa come quella di oggi, a metà marzo: di solito si manifesta a dicembre-gennaio. E’ raro sia accaduto in questi giorni, come per noi la neve in primavera.
Camminando per le strade invase di nuvole dense di terra leggerissima, anche se gli occhi non riescono a distinguere bene ciò che abbiamo intorno, possiamo sentire tutti gli odori, ascoltare i suoni ed i rumori. Il vento porta il profumo delle donne, sempre curate e composte, pronte per andare al mercato. La brezza avvicina le voci dei bambini che giocano dentro le mura di una scuola, il canto malinconico del muezzin e quello dolce dei vespri della sera. Il vento unisce inconsapevolmente destini diversi.
Mescola l’odore delle capre e dei polli, delle vacche troppo magre e dei fiori bianchi e rossi: odore di ruralità. Mescola il rumore assordante dei clacson alle nuvole grigie degli scarichi delle moto: odori e suoni della recente urbanizzazione. Mescola il pianto dei bimbi ai rimproveri delle madri, le speranze della gente con i passi nudi sulla terra, che ha storie da raccontare, è custode delle vite passate e cela segreti che non si possono svelare: sono i caratteri della povertà, della quotidianità e della tradizione.
Un uomo di Gazawa, mi ha detto che qui è tutto estremo: ci troviamo nella regione dell’Extrême-Nord del Paese, quando piove l’acqua cade estremamente abbondante, durante la stagione secca il vento soffia forte ed il caldo estremo invade ogni ora del giorno e della notte, l’Harmattan quando arriva è estremamente fastidioso. Aggiungo anche una mia constatazione personale: la gente qui è estremamente accogliente! Che strana giornata, quella di oggi: chissà quando mi ricapiterà di vedere una Maruà così speciale! Bianca al mattino, rossa al pomeriggio, giallo-arancio al calar del sole, azzurra e blu al bagliore della luna, avvolta in questa nube densa che rende unico il paesaggio. Tutto sommato… grazie Harmattan!

Nadia Berti (23 anni) stagista di IfP in Camerun



LA VEDOVA SFORTUNATA (Stefania Nardin)


Campi di servizio

Ho conosciuto Reekha Subedi, donna di 31 anni.
Diciassette anni fa, all’età di quattordici anni ha sposato suo marito, che all’epoca ne aveva venti. E’ stato quello che viene detto un “matrimonio combinato”, cioè i genitori dei due ragazzi si erano accordati per la loro unione. Ebbero due figli, Sunil che ora ha quattordici anni e Saraj di dodici anni.
Da sposata lavorava in casa e seguiva il marito nel lavoro sui campi. Ma otto anni fa la sua vita ha subito dei forti traumi e molte cose sono cambiate. Con gli occhi lucidi comincia a raccontare la sua storia. Suo marito è stato ucciso con un colpo di pistola alla tempia a due chilometri di distanza dalla loro casa dai maoisti e a tutt’oggi non se ne conosce il motivo.
Reekha, vedova, si ritrovò in una situazione terribile, in una condizione economica insostenibile, obbligata a vestirsi di bianco (lutto) e a non mangiare più uova, carne e pesce per tutto l’anno, come, tradizionalmente, succede sempre qui per ogni donna diventata vedova. Nello stesso anno il figlio più piccolo, Saraj, ebbe un infortunio: in un incrocio di Kathmandu l’autobus che lo trasportava fece un incidente, lo sbalzò fuori e lui si ruppe una gamba.
Con tutte queste traversie, Reekha finì in ospedale.
Poi riprese la sua vita andando a lavorare come domestica nelle case di altre persone e proprio una delle persone per cui lavorava, Nagarag Awaaj, le nominò la “Women for Human Rights” (associazione di aiuto delle vedove e partner di IFP).
Reekha si rivolse alla WHR ed ottenne una somma di denaro per fare operare il figlio più piccolo alla gamba. L’operazione finì male: il figlio a tutt’ora non riesce a camminare e a restare in piedi da solo, usa sempre delle stampelle e necessita dell’aiuto di altre persone per tutto. Saraj ha un permesso speciale da parte dei suoi professori per poter restare a casa da scuola e studiare autonomamente finché non si sarà risistemato. Fortunatamente è un ragazzo molto intelligente e perciò è riuscito a superare l’esame della quinta classe senza problemi ed ora sta, per così dire, frequentando la sesta.
Ora, grazie alla WHR, si pensa ad un nuovo intervento chirurgico.
La vita di Reekha è a tutt’oggi molto complessa, i problemi economici ci sono ancora, però riesce a mandare Sunil (il figlio più grande) a scuola a Pokhara e a mantenere gli studi di Saraj, perché una parte dei costi è sostenuta dalla WHR.

Stefania Nardin (23 anni) stagista di IfP in Nepal



ROMANIA (Lucia Baruffaldi)


Campi di servizio

Ciao a tutti,
Sono una studentessa universitaria ed ho appena terminato la mia esperienza di tirocinio in Romania con Incontro fra i Popoli. Prima di partire tutti mi dicevano: “Dove vai? In Romania? Non hai proprio trovato di meglio? Mi raccomando stai attenta che c’è brutta gente in giro, basta vedere qua in Italia cosa fanno i romeni”. A dire la verità ero un po’ titubante anch’io all’inizio, ma sentivo qualcosa che mi spingeva ad andare. Ero curiosa di conoscere una realtà e un popolo che noi critichiamo molto, ma di cui in verità non sappiamo quasi niente. Quando sono arrivata lì ed ho conosciuto le persone con cui avrei lavorato, ho capito che avevo fatto proprio la scelta giusta! Sono stanca della nostra mentalità chiusa e piena di pregiudizi, tutti i paesi hanno i propri criminali, ma non per questo bisogna fare di tutta l’erba un fascio.
A Beius, il paese in cui ho abitato per tre mesi, sono stata ospite delle Suore Minime, due suore italiane che hanno creato una fondazione, che si occupa in particolare di bambini provenienti da famiglie povere o problematiche. Nella fondazione lavorano varie educatrici, una contabile e un’assistente sociale, tutte romene. Quello che fanno non è un lavoro come un altro. Decidere di impiegare il proprio tempo nell’educazione di bambini, di cui la maggior parte è di etnia Rom, e quindi con abitudini e modi di pensare diversi, è piuttosto impegnativo. Non dedicano solo il loro tempo, ma anche il cuore e l’anima a questi bambini. Ho condiviso con loro idee, opinioni, stati d’animo e devo dire che delle persone così accoglienti e disponibili non le ho mai conosciute.
I bambini poi sono fantastici! Certo non è sempre stato facile con loro, ma la gioia e l’affetto che mi hanno dato mi hanno arricchito in un modo straordinario. Quello che io ho dato a loro è stato veramente poco, rispetto a quello che loro mi hanno offerto. Stando insieme e parlando con le loro famiglie, ho potuto conoscere un po’ di più l’etnia Rom. C’è chi è un perditempo e chi invece lavora da mattina a sera. Ci sono famiglie interessate a mandare i bambini a scuola ed altre che invece ritengono sia sufficiente che i figli imparino solo a leggere e a scrivere. Non bisogna giudicare le persone in modo negativo solo perché hanno delle abitudini o dei modi di fare diversi dai nostri. Anche se noi non comprendiamo certi aspetti di una cultura o li riteniamo inadeguati, non vuol dire che per questo noi siamo superiori e che solamente ciò che pensiamo noi è giusto. La diversità è da apprezzare, non da eliminare. Certo non è facile quando bisogna conviverci ogni giorno, ma credo che il dialogo renda comunque le cose più facili che non il conflitto.
La fondazione non si occupa solo di bambini, ma anche di ragazze e ragazzi orfani usciti dall’orfanotrofio e che hanno bisogno di aiuto per trovare casa e lavoro. Anche con loro non è sempre facile, ma vedere che con il tempo riescono a diventare indipendenti è comunque una bella gioia.
Per ultima cosa consiglio a tutti di andare a visitare la Romania. I paesaggi sono ancora molto naturali e poco contaminati e le città, in particolare quelle medievali, hanno dei centri storici veramente interessanti. E’ stranissimo poi vedere la contrapposizione tra vecchio e nuovo che ancora caratterizza i paesini: strade trafficate da automobili e strade in cui passano i carretti trainati dai cavalli o i greggi di pecore, edifici alti e grigi tipici del Comunismo e case con delle facciate coloratissime.
La mia è esperienza indimenticabile.

Lucia Baruffaldi (22 anni) stagista di IfP in Romania


Incontro fra i Popoli - ONG - ONLUS
info@incontrofraipopoli.it
5 per mille 1. Firma nel riquadro dedicato alle Organizzazioni Non Lucrative (Onlus)
2. Riporta il codice fiscale di Incontro fra i Popoli: 92045040281