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06/04/09 - Aveva 20 anni e si trovava in India per gli studi. Un giorno suo padre la richiamò in Nepal, il suo paese. Tornò subito preoccupata per il possibile motivo di un così affrettato richiamo.Il giorno dopo si trovò sposata. La cerimonia fu molto bella. La vestirono come una principessa; la sua famiglia era molto ricca. Anche la famiglia dello sposo era ricca. Il giovane che si trovò a sposare aveva 25 anni, era bello e robusto. Ma lei non lo conosceva per nulla, non l’aveva mai visto. Glielo aveva scelto suo padre.I due giovani piano piano si conobbero e si amarono. Ebbero tre figli maschi. Il primo ed il terzo assomigliavano al padre, il secondo assomigliava a lei, gentile nel tratto, alto e ricciuto. Lily riuscì a finire gli studi e poi trovò posto come docente all’Università.Lo sposo invece fu impiegato dalle Nazioni Unite. Divenne un “casco blu” e fu inviato nel Golfo ai tempi della prima guerra, quella di Bush Senior. Lì ci lasciò la vita.Per Lily fu la fine. Si trovò sola con tre figli da mantenere. Ma soprattutto si trovò “vedova”. Come tradizione nepalese comanda, la suocera e gli altri della famiglia del marito la condussero alla fontana pubblica e le lavarono la fronte, cancellandole la “thyka”, il segno rosso simbolo della benedizione divina.Poi, tenendole le braccia sopra una pietra, con un sasso le ruppero tutti i braccialetti colorati, che ogni donna nepalese porta come segno di appartenenza alla società. Le tolsero gli orecchini e le strapparono la collana che portava al collo, il simbolo del legame coniugale con suo marito, come noi europei abbiamo la fede all’anulare.Da quel giorno non poté più vestire il sahari rosso, segno di vita e di gioia, ma solo quello di colore bianco, il triste colore del lutto. Non poté più mangiare carne, né partecipare alle feste, sia tradizionali, che religiose e neppure a quelle organizzate fra i colleghi dell’università. Era maledetta da Dio, e, come una strega, era disprezzata e lasciata sola, perché, anche solo parlare con lei portava malocchio.Due volte tentò il suicidio!Passarono i mesi e gli anni. Lily cominciò a trovare conforto solo in alcune altre donne, vestite di lutto come lei, maledette come lei, perché vedove.Fu l’inizio del riscatto. Un giorno decise di riprendere a vestirsi con il sahari rosso e dipingersi la thyka in fronte, perché voleva ancora essere benedetta da Dio. Riprese collane e braccialetti. E soprattutto andò dal giudice esigendo che le fossero assegnati i beni del marito.La sua costanza e la sua tenacia ottennero il dovuto. Una volta proprietaria della sua casa, e non più in affitto dal suocero, la vendette. Quel luogo per lei era troppo pieno di ricordi di gioia e sofferenza, mescolati assieme.Acquistò una nuova abitazione e si rifece la vita. Con le altre amiche vedove anche loro, sul suo esempio avviate al riscatto, fondò un’associazione, la “Women for Human Rights”, ‘Donne per i Diritti Umani’ (WHR).Ora WHR è costituito da 45.000 vedove, vestite non più a lutto, ma con i colori che più loro aggrada, e portano i braccialetti, le collane e sulla fronte hanno il thyka. Dal mutuo aiuto, sono passati alla pressione presso le autorità religiose, le più restie ai cambiamenti e presso le autorità politiche, perché legiferino in favore dei diritti delle vedove, delle donne, dei bambini.Lily è serena. Si sente la sorella maggiore di tutte le 45.000 vedove socie e la grande zia di tutti i loro figli, che ora possono andare a scuola ad avere un futuro.
1. Firma nel riquadro dedicato alle Organizzazioni Non Lucrative (Onlus)