Cittadella, 24 giugno 2009 - L’”Umana Commedia” racconta la società del nostro tempo con i suoi squilibri sociali, economici e ambientali, ma fa intravedere anche le grandi opportunità che mai in passato sono state così, almeno idealmente, alla portata di tutti, come la consapevolezza dei diritti delle persone, dei popoli e del pianeta.
Maria Nichele, attraverso questi scritti, fa emergere il suo travaglio interiore che è anche di tante persone che si rendono conto, spesso molto prima di chi si trova alla guida dei popoli, di essere arrivati al capolinea. A noi tutti, ognuno per la sua parte di responsabilità, non è richiesto di cambiare marcia, ma di cambiare direzione di marcia.
Questa situazione, per certi versi angosciosa, viene espressa attraverso un dialogo profondo e a tutto campo con due figure luminose della nostra cultura e fede religiosa (Dante Alighieri e Francesco d’Assisi) e porta a fare emergere i dubbi, le preoccupazioni, le paure, ma anche le speranze di coloro che, in questi ultimi anni, con scelte etiche di economia solidale, rispettosa della vita e della dignità umana, puntano alla giustizia e alla distribuzione delle risorse per una migliore qualità di vita per tutti.
Tutti ormai siamo a conoscenza di questi nuovi stili di vita che sono dati dal commercio equo, il consumo critico, il risparmio responsabile, le energie alternative, i movimenti per l’acqua, i gruppi di acquisto solidale, l’agricoltura sostenibile, la sovranità alimentare, la democrazia diretta…
I cittadini impegnati su questi settori chiedono una politica “del buon senso”, dalle ampie vedute, che sia equamente indirizzata a tutti i cittadini, anche quelli fuori dei nostri confini e a quelli che ancora non sono nati.
Condividere con i lettori queste sue riflessioni sui grandi temi della vita, come la religione, la politica, l’incontro tra le culture, l’energia … aiuta l’autrice a non sentirsi sola di fronte alle grandi sfide che attendono, al bivio, l’umanità intera. Questo breve, ma incisivo poemetto, vuole alimentare e approfondire un dibattito che attualmente si è trasformato in un leggero sospiro di rassegnazione oppure in un grido di indignazione per le opportunità non colte e per le aspettative tradite dai politici che si contendono potere e ricchezza, ma ancor di più dagli uomini di chiesa che poco sanno coniugare il trascendente all’immanente, distinguendo l’essenza della fede vissuta, dalla storicità della religione legata ad una data epoca e cultura.
E’ un “j’accuse” senza sconti per i grandi e i potenti della terra, unito, o meglio frammisto ad un appassionato desiderio di speranza che osa andare oltre il buio della notte e che trova conforto e confronto nelle figure di Dante e S. Francesco.
Il filone che unisce, nonostante i secoli queste sensibilità è che queste grandi figure, pur essendo vissuti in tempi di travagliate trasformazioni sociali politiche e religiose, hanno saputo dare voce al proprio sentire interiore, e a quello della parte migliore delle loro società, restandone fedeli fino in fondo e lasciandosi guidare da una coscienza illuminata e santa.
1. Firma nel riquadro dedicato alle Organizzazioni Non Lucrative (Onlus)