A Butea con i bambini e i vecchietti. Ho scoperto questo mondo piano piano, lasciandomi coinvolgere e travolgere! Non è stato semplice: paura di sbagliare, di non riuscire a comunicare e  farmi capire, di non sapere come approcciare i bambini e le attività del centro.

Più che un posto nuovo, all’inizio ho visto un posto diverso da quello che i miei occhi europei occidentali sono abituati a vedere nella quotidianità. Mi sentivo perduta, immersa in una realtà che non mi apparteneva e mi chiedevo: “Perché sono qui?”.

Poi realizzavo che riuscivo a strappare un sorriso a uno dei bambini del centro, a far mangiare un anziano lasciato solo, a dare un po’ di me stessa a persone nel bisogno, e capivo il valore di quello che ricevevo da queste persone!

La diversità fa sempre paura, ma qui in Romania  ho sfatato il mito che quelli che noi consideriamo altri sono diversi da noi: hanno il nostro stesso cuore, pronti ad esserci in qualunque momento.

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