Tre mesi passano in fretta. Eccomi qui a salutare un paese che, che tu lo voglia o meno, finisce per lasciarti un pezzo di sé … a cominciare dalla terra rossa che ormai ha tinto tutti i vestiti! Torno a casa con la valigia piena di stoffe colorate, biglietti, foto, racconti, storie che avrei preferito non sentire, accompagnate da tante altre che invece mi hanno parlato di chi la speranza e il sorriso li ha ritrovati. È meraviglioso vedere come le tante piccole conquiste spesso si riescano ad ottenere grazie ad un piccolo impiego di mezzi e una buona dose di volontà e maniche rimboccate. A poco a poco, o come si dice qui, “pole pole”, una cultura di pace, uguaglianza e aiuto reciproco si sta facendo strada.

Nel “Miyanzi michi?” in lingua mashi, una delle parlate locali, c’è molto più del semplice “Come va?”. Sono sottointese tutta una serie di domande che spaziano dal “Come stai?” al “Hai bisogno di qualcosa? Posso esserti d’aiuto?”.

Lascio qui un buon numero di fratelli, sorelle, mamme e papà, una famiglia congolese pronta ad aprirti la porta di casa e prenderti per mano.

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