3(2) (FILEminimizer)Venti giorni in Congo con IfP, lo scorso giugno, nella regione del Grande Kivu (costituita da Sud Kivu, Nord Kivu e Maniema). Compagni di viaggio: Andrea, Arséne, Michele e Leopoldo.

Prima di partire già ti chiedi cosa vedrai, cosa imparerai, cosa racconterai, cosa succederà. Parti: curiosa e tesa allo stesso tempo. Prendi l’auto e vai al parcheggio, poi un autobus e sei in aeroporto, fai la trafila, ed è Congo.

In Congo i treni non fanno ritardo e gli aerei partono addirittura in anticipo. Il paradiso dei pendolari. No.

Quando scendi dall’aereo a Bujumbura, in Burundi, c’è l’asfalto sulla strada, ai lati della strada esistono i marciapiedi e ci sono anche le aiuole al centro delle rotatorie. Il Burundi non te lo immaginavi così, e Bujumbura sembra una città europea! Ti è andata di lusso! Quello sì.

Il confine tra Burundi e Sud Kivu (Repubblica Democratica del Congo), è una linea netta, dritta, tesa tra il nero dell’asfalto del Burundi e il rosso della terra congolese che si affaccia sul lago Tanganica. C’è asfalto anche nel Sud Kivu, quello messo 50 anni fa -che ancora esiste, in qualche punto- e quello che si stende adesso per le grandi occasioni: 2 centimetri di asfaltino che durano da Natale a Santo Stefano, come diremmo qui. Per girare serve un fuoristrada, o una moto, entrambi con un bravo autista che sappia schivare delle buche grandi abbastanza per distinguere chiaramente il momento di entrata da quello di uscita.

Eppure si dice che le strade siano indispensabili perché la gente si possa muovere. E servono anche i ponti! Dover guadare i torrenti per andare da una città all’altra è molto divertente in un safari visto alla tv, ma se a fianco dell’auto in cui viaggi ci sono delle piroghe che trasportano persone, moto, viveri non si può avere la velocità scriteriata dei rally. La velocità media è di 20-25 km/h per percorrere strade su mezzi motorizzati. Ecco allora che in Congo vanno a piedi. Sarà perché è molto allenato che un pedone congolese va più veloce non di un’auto, ma di un aereo addirittura? Eh sì, perché il problema che gli alunni svolgevano come esame di quinta elementare di matematica diceva così “Un pedone percorre 800km l’ora. Quanto impiega a percorrere 10km?”. Come ripete il buon Leopoldo “i misteri dell’Africa”.

Il viaggio prosegue e si va dal Sud Kivu al Nord Kivu. Ecco, giusto a voler essere precisini, ci si potrebbero mettere dei guardrail. Almeno sulle strade che si inerpicano su per le montagne, a strapiombo sul fiume Ruzizi, tanto più se queste strade sono di terra che diventa fango scivoloso durante la stagione delle piogge (che dura circa metà anno, forse qualcosa di più). Più di qualcuno è caduto di sotto.

Poi dal Nord Kivu, per andare a Kindu nel Maniema, non ci sono nemmeno le strade e quindi c’è l’aereo. Aereo che appartiene a un’unica compagnia senza concorrenza, con il monopolio dei voli e l’assoluta libertà di far partire un volo o di tenerlo a terra. E così, con un volo prenotato per sabato, ti trovi un sms sul cellulare il martedì pomeriggio che ti informa “sabato l’aereo non partirà, il volo è anticipato a domani”. A momenti ti piglia un colpo, però è anche avventura e allora va bene, prepari il bagaglio e sei pronta a volare. L’indomani ti presenti all’aeroporto: ti rilassi vedendo che la pista è fatta di asfalto vero e non ti preoccupa il pensiero che stai per salire su un aereo di una compagnia black-listed. Succede che sei lì prima di tutti, perché magari anticipano anche l’ora oltre al giorno. Sei lì per prima, coi tuoi compagni di viaggio, le salviette umidificate, le banane e del pane in cassetta, ma rischi di restare a terra. Perché sei bianco? No! Stavolta il fatto che tu sia un mzungu non c’entra niente. Però visto che sei arrivato prima di tutti, le carte d’imbarco di chi è arrivato dopo di te sono sopra le tue. Chiaro! E se non c’è uno dei tuoi compagni che ferma l’aereo tenendo un piede dentro al velivolo e uno sulla scaletta di fuori rimarresti a terra sul serio. Però decolli. Direzione Kindu.

E lì c’è la sorpresa: le rotaie del treno. Ti chiedi se sia proprio necessario l’aereo dal momento che esiste il treno. Chiedi. E scopri che il treno esisteva. Questione di tempi verbali. Il treno c’era e funzionava al tempo dei Belgi, oggi restano le rotaie, e un treno che passa più o meno ogni due mesi. Gli eventi rari non sono mai in ritardo, né in anticipo, capitano e basta. Frequenze e orari in Congo non esistono. Non esistono anticipi o ritardi. Però esiste la gente, che di servizi, orari, strade, treni, collegamenti ha davvero bisogno.

Poi torni in Italia, riprendi la tua vita da pendolare, e il treno è in ritardo ogni giorno. Allora scrivi un sms a chi ti aspetta, perché così non si preoccupa nessuno; e mentre intorno la gente cede all’isteria, ti trovi a sorridere ricordando che, nel grande Kivu, i treni non sono mai in ritardo. Perché non ci sono.

Lisa Marchioretto (27 anni, Roma)